Caro Sindaco Melucci e caro Massimo…

I “Giochi del Mediterraneo” del 2026 si faranno in uno degli angoli più incantevoli dell’Italia. A Taranto. Regina del Golfo del mar Ionio. Finalmente una bella e confortante notizia per una città da sempre bistrattata dalle Istituzioni politiche e imprenditoriali nazionali.

Di Taranto, negli ultimi anni, si è purtroppo parlato, sempre e soltanto, per i “veleni” dell’ex Ilva. Per i danni provocati al territorio dall’impianto del siderurgico più grande d’Europa. Per quel “mostro” di male che produce. Per le diatribe politiche ed imprenditoriali di partito e di sindacato. Problemi di sempre quelli dell’occupazione. Di sviluppo economico. Il tutto mentre industrie e commercio dell’indotto chiudono o “saltano”.

L’ufficializzazione dei “Giochi del Mediterraneo” giunge come una ventata di freschezza. Aria finalmente pura. Il sentore di una rinascita (possibile). Possibile sì, perché dipende tutto dal desiderio, dalla voglia dei tarantini di rinascere, di affermarsi attraverso questo grande evento sportivo.

A partire dalla ristrutturazione degli impianti esistenti ed alla costruzione, indispensabile, di altri nuovi. Appalti che non debbono sfuggire alle imprese dell’indotto. Una ricchezza economica che deve rimanere sul territorio. Sarà una presenza internazionale importante. Non limitata alle sole giornate di svolgimento delle competizioni.

Sarà, finalmente, la volta di una imperdibile occasione per lo sviluppo e l’affermazione delle sempre auspicate e mai realizzate attività turistiche. Taranto ed i tarantini sono chiamati ad una grande prova di maturità (il primo commento che ho sentito: meno male arrivano i soldi). Una chiama epocale alla quale tutte le componenti cittadine debbono saper rispondere con grande determinazione e correttezza.

Alla disputa del “Giochi” mancano però circa sette anni.

Ci sono infrastrutture che stanno andando in malora. Una su tutte lo stadio Iacovone. Hai voglia tu a mettere le sedute nuove sugli spalti o a fare “adeguamenti” di pura facciata. Una “pittata” ai gradoni per esempio. Una pulizia sommaria delle erbacce che crescono alla base delle mura perimetrali. L’impianto è obsoleto. Antifunzionale. Insufficiente. Lavanderia, impianti elettrici, servizi igienici, punti di ristoro, recinzioni e varchi d’accesso (arrugginiti). Gli anelli inferiori di gradinata e tribuna (quelli da dove si vede meglio la partita) sono inibiti al pubblico dal lontano 2008, vanno resi fruibili. Il ferro che sostiene la struttura ha corroso di tutto e di più.

Questo stadio non è a norma per disputare un campionato professionistico. Giove, andando oltre ogni più rosea aspettativa, ha allestito quest’anno una compagine in grado di lottare per il salto di categoria. Notevoli sono le aspettative in tal senso anche della parte meno sportiva della città. Una domanda al sindaco Melucci va al proposito posta: dovremo attendere l’esito del campionato, che parte domenica prossima, per dare corso agli indispensabili lavori di adeguamento?

Due considerazioni anche sul Taranto società vanno fatte. Per vincere un campionato ci vogliono una infinità di componenti. Su tutte un grande club. L’organizzazione societaria. La dirigenza. I comportamenti di Giove e dei suoi sodali insinuano invece delle grandi perplessità sulla professionalità dell’intera struttura. Un esempio su tutti. Si perché o sei “partigiano” genuflesso oppure non ti faccio entrare allo stadio. Vale per i fotografi, per pubblicisti, anche per tutta quella pletora di ragazzi che per diletto e passione scrivono nelle pagine social o nelle testate on line (che magari sono sprovvisti del titolo necessario). “Vuoi l’accredito? devi parlare bene di me, devi risultare simpatico, altrimenti resti fuori…”

Un atteggiamento che pone dei grandi limiti sui sacrifici, sulla qualità del lavoro svolto da Giove.

E poi perché Massimo “quelle” telefonate alla “ce so io e ce si tu!” (cercando di esprimermi in dialetto) a cosa servono? Ti mettono in cattiva luce. Perché in città gli amici li abbiamo tutti e fa male sentire certe voci. Sono atteggiamenti che scalfiscono le tue certezze. Dai adito a pensare che tu abbia sempre qualcosa da nascondere. E perché mai?

Sai che scrivo queste cose a fin di bene.

Lo avete fatto (tu e Montella) con il “ripescaggio”. Sbugiardati dall’esito finale della vicenda. Vi state ripetendo (tu ed anche Ragno) su quella che vede coinvolto D’Agostino. L’infortunato. Nel nostro ambiente tutti sanno (perché nel calcio non si sa quello che non si fa) che il ragazzo non vuole rientrare a Taranto, come l’allenatore non vede di buon occhio il suo utilizzo. Sono scelte tecniche. Di cosa avete paura se credete nel vostro lavoro (l’esempio Conte/Icardi non è sufficiente?). Costa tanto un po’ di chiarezza? Come su qualche altro infortunato (Betti).

Gli attaccanti vincono le partite, le difese i campionati. Si usa dire. Mai i campionati li vincono anche i presidenti ed i loro staff. Con la trasparenza, la chiarezza nella gestione. Con la tranquillità che riescono ad infondere allo “spogliatoio” con i loro comportamenti. Ed è qui caro Massimo (sempre per quel detto che nel calcio non si sa quello che non si fa) che rischia di cadere l’asino!