CALCIOMERCATO: LE ITALIANE SPENDONO TANTO, MA IL NOSTRO CALCIO RESTA ANCORA INDIETRO

Solo pochi giorni e la sessione estiva di calciomercato chiuderà i battenti. Solo dopo potremo avere un quadro più delineato sulle cifre spese dalle società di Serie A. Sicuramente anche quest’anno sono stati investiti diversi milioni, soprattutto dalle cosi dette “Grandi”, che cercheranno di essere sempre più competitive su tutti i fronti. Per qualcuno, questi importanti investimenti, rappresentano segnali di crescita per il calcio italiano. Peccato però che i fatti dimostrino totalmente l’opposto.

I campioni giunti in Italia negli ultimi anni, arrivano sul finire di carriera, mentre un tempo arrivavano nel loro momento migliore. Lo scorso anno, la Juventus ha messo a segno il colpo Cristiano Ronaldo, il quale, ha confermato di essere un grande campione, anche se il suo acquisto non è bastato a far vincere ai bianconeri la tanto ambita Champions League. Quest’anno è stata la volta della Fiorentina, dell’imprenditore italo-americano, Rocco Commisso, che ha da poco ufficializzato l’acquisto dell’asso francese, Frank Ribery. Giocatore trentaseienne pronto a mettersi in gioco nel massimo campionato italiano dopo aver vissuto tanti anni da protagonista con la maglia del Bayern Monaco.

L’acquisto del forte esterno offensivo, scatena certamente l’entusiasmo dei tifosi viola, ma non viene considerato il fatto che non potrà garantire chissà quante presenze in stagione, proprio perché si trascina da tempo alcuni problemi fisici.

Ormai, il nostro campionato viene considerato un’oasi felice, per chi vuole concludere la propria carriera agonistica nel migliore dei modi. I grandi nomi sono utili a mascherare i tanti problemi che, affliggono il nostro calcio a livello professionistico.

Partendo dalla Serie A, sono anni che la Juventus la fa da padrona, vincendo scudetti senza alcuna fatica e con largo anticipo, inoltre le nostre squadre in Europa dimostrano di non essere per nulla competitive. A livello federale non c’è la capacità o la voglia di attuare una politica, utile a riempire gli stadi, diventati la maggior parte vecchi e obsoleti. La stessa federazione non punta all’apertura di centri federali, in modo da coinvolgere più ragazzi , alcuni di loro diventati ostaggio di procuratori sciacalli, categoria questa che ormai ha praticamente sostituito la figura del direttore sportivo.

Se scendiamo di categoria, tocchiamo con mano un degrado sportive e sociale, con fallimenti societari, tesserati non stipendiati. Tanto per citare le problematiche più diffuse. Tra i più penalizzati rientrano i giovani talenti, ai quali non vengono date le giuste opportunità di emergere, stesso discorso vale per gli allenatori, costretti a portare sponsor per poter lavorare, non venendo tutelati da chi di dovere.

I problemi del calcio italiano sono davvero tanti, quindi facciamo fatica a capire come si possa parlare di crescita del  movimento calcistico, rimasto indietro rispetto al resto d’Europa. Ben vengano i campioni, seppur in età avanzata, ma siamo ancora lontani da quell’auspicato cambiamento che è sulla bocca di tutti, ma mai dimostrato con i fatti. Finché chi governa il calcio avrà i “prosciutti” sugli occhi, difficilmente assisteremo ad una degna rinascita tale consentire a riportare il calcio italiano sul tetto del mondo.