CALCIOMERCATO DI RIPARAZIONE? UN MESE DI CHIACCHIERE, UNO SCAMBIO DI FIGURINE

L’indice di liquidità? E’ diventato un mignolino! Male amici, molto male!

Poiché le squadre con problemi di covid, tra cui anche il Taranto, non stanno disputando le partite, prendo spunto dalla gaffe (o forse battuta) fatta dal famoso allenatore della Lazio Maurizio Sarri, riguardante appunto l’indice di liquidità, per spiegarvi, o almeno provarci, di cosa si tratta.

Dunque, il dizionario recita testualmente: l‘indice di liquidità è un parametro, introdotto dalla Federcalcio all’interno delle Norme Organizzative Interne Federali (NOIF), che esprime il rapporto della capacità di una società di far fronte agli impegni finanziari assunti a determinate scadenze in relazione ai mezzi liquidi a sua disposizione.

Bene, ora ne sappiamo meno di prima! Cerchiamo allora di tradurre con parole più semplici: in buona sostanza è un indice che dimostra quanto un club sia in grado di poter rispettare i propri impegni finanziari a breve termine, per la stagione 2021/22 il valore minimo è stato “ammorbidito” a 0,6, rispetto alla cifra prevista per le stagioni precedenti, 2019/20 (0,7) e 2020/21 (0,8). Un requisito fondamentale per l’iscrizione del campionato fino alla stagione 2019/20, ma che soprattutto condiziona e condizionerà il calciomercato.

Non rispettare l’indicatore di liquidità porta quindi a non poter effettuare calciomercato e sono moltissime le società che in questa sessione non hanno spazio di manovra tra crediti e debiti. 

Quando appunto l’indice di liquidità non rispetta i parametri imposti, le soluzioni sono diverse  o si rifinanzia la società con nuovi capitali e questo mi sembra molto difficile, con la crisi economica che si sta ripresentando, o con apposita fidejussione  o con anticipo infruttifero postergato oppure ancora si resta fermi sul mercato.

Poiché, come abbiamo detto prima, sono molte le società che non hanno un buon indice ne deriva che il mercato risulta completamente fermo, stagnante, improduttivo.

Oppure ,al massimo, diventa un mercato fatto esclusivamente di baratti, cioè scambi di giocatori senza versamento reciproco di denaro da parte  delle squadre, oppure prestiti puri cioè passaggi di giocatori da una squadra all’altra, al solo scopo di accollarne ad altre società, il pagamento delle spettanze, almeno per il periodo del prestito.  

Senza essere esperti operatori finanziari, è chiaro a tutti che le Società calcistiche perdurando questo stato di cose, finiranno per implodere su se stesse, non riuscendo a portare nelle proprie casse né  denaro né nuovi calciatori.

La Covisoc blocca la campagna di riparazione poiché molte squadre di serie A hanno l’indice di liquidità basso, figuriamoci, appunto, le squadre dei campionati minori. Le entrate di una società sono sufficienti per coprire la gestione? Certamente no! A cosa serve quindi aprire questo mercato trasferimenti solo per offrire un mucchio di chiacchiere con trasferimenti assurdi che il più delle volte sono “fake news”. Solo per smuovere un po’ le acque e dare impulso a qualche sito internet?

Il mondo del calcio è stato rovinato dal costo eccessivo del lavoro. Un giocatore di serie “C” che viene ingaggiato a 40.000 euro l’anno alla resa dei conti costa più del doppio.

 

Certo, più che probabilmente i problemi che oggi il calcio sta vivendo derivano da scelte e comportamenti sbagliati fatti nel passato. Negli anni ’70 il calcio vero, moderno, puramente professionistico, era nato da poco.

I veri campioni, gli autentici fuoriclasse, si contavano sulla punta delle dita e venivano pagati bene, ma non alle cifre esorbitanti del presente. Anche le compravendite avvenivano con cautela e tranne qualche caso, i costi erano comunque contenuti, tant’è che alcuni calciatori diventarono delle “bandiere” della società di appartenenza e quindi incedibili a causa del loro valore inaccessibile.

Addirittura diverse squadre o nazionali soprattutto dell’Est non erano neanche a livello professionistico e vi militavano operai, muratori ,elettricisti che vivevano del proprio mestiere, facendo i calciatori quasi per hobby o comunque con compensi minimi. Successivamente negli anni 80/90 il calcio italiano e mondiale è esploso a livello vertiginoso e si sono susseguite compravendite di giocatori, a volte neanche veri campioni, a prezzi inauditi.

Ricordo, anche se vagamente, la famosa cessione di “Pablito” Rossi conteso da Vicenza  e Juventus che alla fine venne aggiudicato addirittura tramite una offerta alle “buste”, al Vicenza, per l’allora stratosferica somma di oltre 5 miliardi di lire. Fu considerato all’epoca un vero e proprio scandalo, ma fu l’inizio di una vertiginosa corsa agli acquisti che poi, a mio modesto parere, insieme all’apertura sconsiderata delle frontiere, con ingenti capitali finiti all’estero, ha portato alla crisi del calcio dei giorni nostri.

Tuttavia indietro non si torna, non si può al giorno d’oggi tornare a vivere con il baratto, quando questo tipo di scambio risale al Medioevo ed i soldi sono stati inventati proprio per ovviare ai molteplici problemi che questo tipo di pagamento creava. Il denaro serve per dare il giusto valore ad ogni cosa e ad evitare lunghe trattative e dispendio di tempo per cercare e trovare il prodotto giusto.

Anticamente, ad esempio, per procurarsi il pane si dovevano dare in cambio i ceci che non si avevano quindi bisognava procurarseli con una altro baratto, ma anche chi li aveva magari non era interessato al prodotto offertogli in cambio quindi si doveva  creare una catena infinita di scambi fino a quadrare i conti.

Ora siamo nel 2022, quindi bisogna trovare una soluzione a tutti i problemi del sistema calcio, con norme e metodi innovativi. E’ indispensabile introdurre norme in aiuto delle Società della terza serie professionistica. Come già evidenziato, in altre occasioni, occorre, in loro soccorso, l’intervento del legislatore. Le regole attuali sono talmente stringenti che la categoria rischia di implodere. L’indice di liquidità ha paralizzato il mercato di riparazione della Lazio, lascio alla vostra immaginazione cosa sta accadendo tra le 60 società della Lega Pro.

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Il calciomercato di riparazione? Un mese di fuffa. Operatori di mercato obbligati a mere operazioni di scambio. Un po’ come i ragazzini con le figurine dei calciatori. Un difensore a te per un tornante a me. Trenta giorni di chiacchiere di nessuna utilità. Alla stregua di: bambole non c’è un euro!

Non trascurando la spada di Damocle che incombe sul futuro dei campionati. Il nuovo protocollo prevede che si tornerà a giocare se la pandemia non avrà colpito il gruppo squadra superando il 35% dei calciatori in lista. L’incertezza, quindi, che si aggiunge all’incertezza. In ogni caso salvo sorprese dell’ultim’ora la Lega Pro dovrebbe scendere di nuovo in campo da domenica 23 gennaio.

Stretti dalle norme (indice di liquidità) e dalla pandemia, godiamoci  allora questi 30 giorni di calciomercato virtuale. Fatto di chiacchiere e “fake news”, impossibili, che riempiono le pagine dei media del settore. Una figurina tira l’altra. Una goduria.

Auguriamoci allora che si arrivi, quanto prima, alla auspicata riforma dei campionati. Progetti concreti per rendere finalmente sostenibile il sistema. Nel Paese dei campanili il calcio muove interessi economici notevoli. Con un giro d’affari miliardario. Occorre uno scatto in avanti. Lo scambio delle figurine lasciamolo ai bambini.

Io, come sempre ci credo. E voi?

 

 

Comments (6)

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