CALCIO SI,CALCIO NO. L’INDECISIONE CREA DANNI ENORMI

 

Calcio sì, calcio no. E’ il tempo delle scelte e delle responsabilità, l’indecisione rischia di creare danni enormi

Più tempo passa e più la confusione aumenta. Dovrebbe essere il contrario, ma non sembra proprio così. Anche gli ultimi decreti emanati dal nostro governo hanno sollevato diverse discussioni. Tra le tante questioni che aspettano una schiarita c’è il calcio.

Come e quando potrà ripartire la ‘giostra’ del pallone?

Parliamo di un movimento che ha un indotto spaventoso, non solo per l’economia legata ai grandi club. Sono giorni di dibattito intenso, quelli che si alternano tra i vari addetti ai lavori. Allora, quale potrebbe essere la soluzione migliore? In tanti vorrebbero saperlo.
Diversi hanno storto il naso su alcune disposizioni dell’ultimo decreto emanato dal presidente Conte. Dal 4 maggio, sì agli allenamenti individuali, ma non a quelli collettivi. Anche in questo caso, qualcosa da dire ci sarebbe: diversi club di serie A sono dotati di centri sportivi all’avanguardia. Non sarebbe stato più opportuno sanificarli, adottare tutte le precauzioni richieste e renderli operativi dal 4 maggio? Qual è la migliore soluzione? Prendere in considerazione una sospensione definitiva? Secondo Spadafora, il ministro allo sport, non è da trascurare anche questa ipotesi. Se non ci saranno tutti i criteri di sicurezza, difficilmente verrà dato parere favorevole per ripartire.

L’unica certezza che trova tutti d’accordo, tranne Cellino, è la serie A del Benevento. Il presidente del Brescia azzardava l’idea di un altro anno di serie cadetta per gli stregoni, ma con un vantaggio di 22 punti. La promozione del Benevento è un dato oggettivo conquistato sul campo, che non può essere messo in discussione. Semmai, sarebbe più giusta una serie a 22 squadre, ma con la presenza del sodalizio giallorosso. Anche il primo cittadino sannita, Mastella, fa sapere di aver contattato i sindaci di Crotone, Monza e Reggio Calabria, club che hanno le stesse ambizioni e interessi di promozione del sodalizio sannita; i quali sono pronti a fare ricorsi nel caso in cui si dovessero verificare delle ‘furbate’.

Urge chiarezza, quanto prima. Il rischio di andare troppo in là con i tempi potrebbe fermare tutto, e in maniera definitiva. I calciatori hanno bisogno di rimettere ‘benzina’ nei muscoli, di almeno tre settimane per riprendere una condizione accettabile. L’unica cosa sensata, in questo momento, è quella di trovare una data limite: una sorta di dentro o fuori, con tutte le conseguenze del caso (ricorsi e quant’altro in caso di sospensione definitiva dei campionati). Auspichiamo una soluzione che accontenti tutti: adottare una piccola riforma del format attuale, che ne consenta la conclusione della stagione, potrebbe essere un compromesso che eviterebbe che il calcio torni a giocarsi nelle aule dei tribunali ordinari.

Nel frattempo, l’Aic – attraverso il suo presidente, Damiano Tommasi – non nasconde il suo dissenso sulla ripresa di posticipare al 18 maggio gli allenamenti collettivi, ritenendola una decisione illogica. Del resto, come ho auspicato inizialmente, sarebbe stato più sensato adottare le giuste precauzioni e riaprire subito i centri sportivi di allenamento. La scienza e la sapienza dicono che siamo al cospetto di una situazione che ha come interesse primario quello di salvaguardare la salute. Su questo siamo tutti d’accordo, ma invochiamo buonsenso e decisioni intelligenti, che non vadano a danneggiare un indotto già messo a dura prova da una pandemia che lascerà i suoi strascichi per moltissimo tempo.