CALCIO ITALIANO ALLA DERIVA …FATTO (avrebbe scritto Di Maio)

Ho preso spunto dal noto elenco elaborato dal Vice-premier Luigi Di Maio che, esponendosi ai beffeggiamenti del web, ci ha propinato sui social la fantasiosa lista delle cose fatte in questi mesi. Purtroppo le analogie, con il “nostro” attuale comandante del calcio italiano, non mancano.
Si elencano le cose avviate (si i tavoloni delle riforme) e ci si vorrebbe convincere che tutto va bene. Anzi, come gli attuali governanti del Paese, si attacca la stampa. Colpevole di non dire sempre si e di evidenziare che le chiacchiere stanno a zero.
Anche per il nostro povero calcio è inutile attaccare i giornalisti e tacciarli di infedeltà o peggio di incompetenza. Il caos, caro Gabriele dal 97 per cento dei consensi , non è tardato ad arrivare. Del resto era prevedibile.
Mi farebbe piacere essere smentito. Non essere facile profeta.
La gestione disastrosa della Lega Pro, precipitata in una crisi irreversibile per mancanza di controlli, di rigore e di voglia di mettere mani ai problemi doveva essere un campanello d’allarme.
Gli elettori dell’assemblea plebiscitaria del 22 ottobre (tutti) sapevano perfettamente che si trattava di un voto “contro” una gestione commissariale infausta e non certo per le capacità manageriali o per idee e riforme destinate ad essere scritte nel nulla.


Oggi, purtroppo, il caos gestionale e dirigenziale del calcio italiano è sotto gli occhi di tutti. Le prime voci di protesta si sono già levate. Diventeranno tempesta in poco tempo, non appena si vorrà porre fine all’incapacità di fare qualcosa di concreto.
Sono ipercritico?
Va bene, lieto di essere presto smentito, ma l’analisi è cruda.
Partiamo dalla Lega Pro o meglio dalla Serie C che il nome è più adatto.
Il “povero” Ghirelli, come suo carattere, ha iniziato il tour de force per cercare di tappare i buchi. L’impresa si è rivelata impossibile. La trovata dell’attrice poteva andare bene per le prime settimane e per richiamare un po’ l’attenzione. Poi occorre mettere mani alle riforme e soprattutto al rispetto delle regole.
La dolcissima, spaesata Capotondi in assemblea delle società non apre bocca (ma per forza cosa potrebbe mai dire). Anche l’altro vice presidente non conosce certo il mondo della serie C e quindi è un pesce fuor d’acqua.
Non so da dove iniziare per descrivere il caos.
L’anno sta finendo ma non si sa ancora il format della Lega pro. Le retrocessioni. Soprattutto le promozioni.
Quante potranno essere: 5, 7, 3? Mistero.
Gravina aveva sempre parlato di 7 per riportare il format a 22 come previsto dalle Noif. Idem il neo presidente Ghirelli. Era partito lancia in resta per l’assemblea del 18 dicembre. Poi è stato fermato e l’assemblea è finita con panettone e spumante.
Allo stato attuale risulta lecito porre una domanda: ma oggi se un presidente vuole investire e rafforzare la squadra, in vista di un possibile salto di categoria. che deve fare? Aspettare i tavoli delle riforme? Perché Ghirelli non ha preteso le 7 promozioni come annunziato in assemblea di Lega? Perché non ha ricordato a Gravina che il format a 22 era stato uno dei suoi tanti proclami?
Il nulla non è quello che ci si aspettava. Lo lasciamo a Gravina.
La realtà è che i presidenti che ti hanno eletto si aspettavano un cambio di programma e di registro. La realtà è che nulla si sa dei play-off e stiamo parlando di questa stagione e non della prossima. Va benissimo l’atto di presenza, ma qualche trasferta in meno e qualche decisione in più non avrebbero guastato.
Che senso ha passare il Natale col Feralpi Salo’ per ricucire un rapporto mai nato?
Anche questa mania di scrivere lettere personali, ad esempio alla Reggina dicendo di non dimenticarsi del passato, lasciano il tempo che trovano.
Non dimenticare caro Ghirelli che Pasini è sempre stato un “macalliano” di ferro. Che ha cercato, insieme ad altri, di non farti eleggere. Sei il presidente di tutti, ma questo andare a pietire consensi non piace e comunque è del tutto inutile. Usando una similitudine: è come se Salvini andasse a chiedere il voto alla Boldrini.

Riforme e rispetto delle regole. Questo sarebbe il motto giusto. Come del resto aveva esplicitamente proclamato Luigi Spreafico, il presidente del Renate, che aveva dato un termine di due mesi per vedere cambiamenti (il tempo sta per finire).
Non ho parlato dei play-out. Perché anche su questo versante le norme non ci sono e poi perché tanto è Natale, ma alcune società sono già finite, fallite, scomparse.
Rispetto delle regole?
Eppure il Matera è presieduto da un personaggio pluricondannato. Uno che non conosce il rispetto. Uno che aggiunge benzina sul fuoco e manda in campo gli allievi per affrontare la Reggina. Il campionato già falsato si schianta nel ridicolo. Lamberti non paga gli stipendi, vuole raggiungere il Guinness dei primati come punti di penalizzazione. E’ di questi giorni la notizia che Alessandro Nuccilli, di questo Matera è il nuovo direttore Generale. Si proprio quel Nuccilli. Avete compreso bene. Quello che ha fatto fallire il Pavia, che voleva comprare l’Arezzo, l’Akragas, il Grosseto, che è passato per Foligno. Quello che si faceva chiamare con un altro cognome per sfuggire ai creditori.
E poi abbiamo la Reggina che dice ai quattro venti di avere pagato, di aver fatto i bonifici. L’ufficio stampa della Urbs dichiara che il closing per il passaggio di proprietà è prossimo. La verità arriva sempre senza farsi annunciare. Lasciamo decidere al tempo.
Pro Piacenza invece è già pronto al fallimento. Giocatori senza alloggi. Senza stipendi. Società senza stadio. I calciatori se ne sono andati e l’Aic ha chiesto alla Lega di escutere la fideiussione. Si buonanotte. Anche quella è una fideiussione Finworld.
La Lucchese e il Cuneo sono già state deferite dalla Covisoc e sono in arrivo pesanti penalizzazioni.
Cari lettori, dico di inadempienze ai pagamenti per i mesi di Luglio e Agosto. Mentre entro il 16 dicembre andavano pagati gli emolumenti di settembre e ottobre.
Fideiussioni inutili e non escutibili. Penalizzazioni enormi che falsano il campionato. Squadre ritirate e senza stadio, bonifici annunciati e non pervenuti, il tutto condito da quelli che io definisco “turisti del calcio. Personaggi “noti” o pluricondannati. Una situazione drammatica e forse meno gite e letterine ma più decisioni avrebbero giovato al sistema.
Che senso ha nominare i nuovi componenti del Comitato Etico di Lega Pro?
Si legge sul sito della Lega che il Prefetto Cirillo nell’insediarsi, lo scorso 20 dicembre, ha sottolineato come “L’attività e il ruolo del Comitato Etico sono alla base della salvaguardia dei caratteri di moralità, in un’opera di formazione sulle legalità per preservare il calcio”.
Bene, qui se moralità e legalità sono alla base della Lega Pro c’è qualcosa che non torna. Che non va!
Ma è Natale, non voglio approfondire più di tanto.
Sta di fatto che la Lega Pro è una barca alla deriva e il cancro non si cura certamente con l’aspirina.
Non meglio sta la Serie B del nostro esimio presidente Balata.
E’ stato lui con le sue 19 sorelle, con la complicità di un Commissario straordinario animato dalla voglia di caos per resistere sulla poltrona, a stravolgere le regole. A cambiarle in corso di campionato. Il nostro Mauro, nella sua battaglia, non ha ancora finito.
Qui ognuno può difendere i propri interessi. Nelle sedi istituzionali però, non impugnando i provvedimenti. La democrazia è fatta di maggioranze che decidono. Come di rispetto delle regole.
E’ già risaputo che, invocando strumentalmente un principio di riforma del calcio, la Serie B è pronta a battersi per difendere i diritti di quelli che oggi fanno parte del circolo. Quelli cioè che non vogliono altri ospiti scomodi.
Ma allora, dico io, i diritti dell’Entella? E quelli delle società che dovevano essere ripescate? E le seconde squadre, che pure sono state approvate e che, in caso di promozione, non si vogliono nella Serie cadetta? Si ricorre ai Tar. Al Consiglio di Stato. Senza rispetto per la Federcalcio e le istituzioni.
Intanto per questa stagione sportiva ce la siamo cavata, siamo in 19. Abbiamo spartito la torta. Se qualcuno vuole cambiare convoco l’assemblea che ovviamente all’unanimità decide che il format rimane quello ristretto. A noi.
Alla prossima….
La Serie A vive in un mondo suo. Della Federazione se ne infischia.
Il calcio italiano si regge sui diritti televisivi e sugli importi che la Lega maggiore è “costretta” a distribuire ai poveri.
All’interno della Lega poi abbiamo 20 Regni con tanto di padrone. Il tutto senza il senso di appartenenza o di rispetto degli altri.
Ne è la prova la sequela di commissariamenti. Conseguenza della impossibilità a mettersi d’accordo sulla ripartizione. Sul paracadute per le retrocesse. Sui bacini d’utenza.
Storicamente, poi, la Lega di A è stata assente dal Consiglio Federale anche per lunghi periodi. “Tanto a noi non serve a niente”.
Oggi in Consiglio Federale e in Comitato di Presidenza abbiamo Lotito. Si lui il “magno” Claudio. State certi che anche in questo caso l’unico interesse è quello personale e non certo il rispetto delle istituzioni e delle norme.
“Ce penso io, stai tranquillo” è il motto del nostro.
E poi anche qui ci sono “personaggi” da Marchese del Grillo (io so’ io e voi non siete un c…)
Presidenti condannati per bancarotta che cedono le quote a se stessi (Genoa). Altri pieni di pignoramenti sui beni principali dell’attività (Sampdoria).
Per i debiti fiscali abbiamo in testa sempre Preziosi, con oltre 60 milioni e poi l’Udinese con 11 Milioni. Il Milan è stato salvato da un fondo americano, altrimenti il “botto” con il cinese Li Yonghong sarebbe stato epico.
Ma anche in Serie A il richiamo da fare è all’etica e al rispetto delle regole.

Ieri è stata una giornata funesta per la morte del tifoso neroazzurro a seguito degli scontri con quelli del Napoli. Tutti armati di spranghe, bastoni e roncole. Una follia pura.
Il popolo dei tifosi napoletani ha affittato macchine e Van. Per eludere i controlli della Polizia concentrati sui pullman che vengono scortati dal casello autostradale sino allo stadio.
Al Meazza i “buuu” razzisti si sono sprecati. Una indecenza rimasta senza conseguenze durante la partita. Che ha comunque portato all’espulsione di Koulibaly, sicuramente non tranquillo.
In settimana il ADL, il signor De Laurentiis, si era permesso di criticare apertamente le designazioni arbitrali.
Avete capito bene. Non ci si lamentava nel post partita, del rigore dato alla Juventus, ma addirittura della designazione di Banti per la Juve e quella di Mazzoleni per il Napoli, assumendo che non fossero imparziali.
E allora, a chi spetta ripristinare le regole se non alla organizzazione federale? Se prima della partita si rilasciano dichiarazione che poi alimentano la violenza.
Le norme ci sono.
Parli degli arbitri e dici che sono prevenuti? Benissimo, immediato deferimento per la violazione del Codice di Giustizia sportiva e una bella squalifica di tre mesi. Vedrai che la prossima volta ci pensi.
Insomma la sintesi è amarissima.
La Lega Pro è nel caos totale. Reduce dalle ceneri della gestione Gravina e quindi tutta “fuffa” e parole. Neppure il povero Ghirelli riesce a risollevarla, troppo preso fra attrici e viaggi della speranza. Ci si aspettavano novità serie. Esclusione di personaggi discutibili. Risanamento del bilancio con la vendita della sede (bellissima ma a che serve se costa alle società per un mutuo insostenibile che deve pagare la Calcio Servizi?). Trasferimento della Lega a Roma, vicino alla Figc o a Milano dove stanno le altre leghe…
In serie B Balata si sfrega le mani ed è pronto a battagliare in difesa delle sue 19 fedeli. Se ne infischia delle regole e del rispetto per le istituzioni federali. In Serie A si parla troppo e anche qui tra buffi e Lotito non c’è da stare molto allegri.
In Federcalcio assenza totale, ovviamente. Incapacità gestionale, non conoscenza delle regole e degli strumenti da utilizzare.
Oggi a caldo, dopo la morte del tifoso, Gabriele Gravina promette di fermare il campionato di Serie A.
Permane però, nel sottoscritto, l’impressione che non se ne farà niente, ma sono pronto a ricredermi….
Concludendo. Resta il fatto che dal 22 ottobre: calcio italiano alla deriva – Fatto

Avrebbe scritto (come in quell’elenco) il vice premier Di Maio.