Blocco delle retrocessioni in Lega Pro, non è una “mission impossible”

Lega Pro, stagione sportiva 2018/19. Quella attuale. Un campionato “farlocco”. Indiscutibilmente. Il blocco delle retrocessioni, una “mission (non) impossible” che è divenuta indispensabile.
Indispensabile perché bisogna saper rendere giustizia (e merito) ai club virtuosi. A quei presidenti che rispettano, nei termini, le scadenze. Che danno la giusta interpretazione a quella parola. Termini.
Il termine “Perentorio” in Lega Pro è diventato un optional. Tanto, al tirar delle somme, ognuno fa quello che gli pare!
Bloccare le retrocessioni nel rispetto dello sport. Della coerenza. Della Legalità. Per restituire credibilità al campionato italiano dei campanili. Per doveroso rispetto alla componente migliore di questa categoria: i tifosi.

Azzerare le retrocessioni fiduciosi della prospettiva futura. Le nuove norme sul rilascio delle licenze nazionali, approvate recentemente dal consiglio federale, provocheranno numerose “defaillance”. Inevitabilmente. Difficile se non impossibile giungere a coprire il format delle 60 squadre. A meno che, come accaduto nel recente passato, non si vogliano miracolosamente allargare le maglie della rete dei controlli. Perseverare in quel percorso sarebbe diabolico.
La prospettiva futura. Appunto. In un piano di riqualificazione della categoria (l’ipotetica serie C a 40 squadre suddivise in due gironi) perché buttare alle ortiche club con elevato potenziale economico e strutturale? Svilire il lavoro dei presidenti solvibili ed in grado di sostenersi in autonomia. Che rispettano i valori dello sport. Che rispettano le norme. Che rimangono nei limiti dei loro budget.
Oggi si faccia piazza pulita di chi non rispetta le regole. E’ divenuto indispensabile. Improrogabile.
Quella parola “perentorio” mi frulla ripetutamente nella testa. In Lega pro ha perso di ogni valore. Delude tutte le aspettative. Aggira tutte le norme. Chi sbaglia paghi. Invece. Anche a livello istituzionale.
Porto ad esempio (su tutti) il Matera. Non doveva essere ammesso. Lo ha confermato più volte Gabriele Gravina: non doveva essere iscritto. La Lega Pro ne aveva fatta richiesta in Federcalcio. Lo stesso Rosario Lamberti (per assurdo) di questa situazione si sente più vittima che carnefice (sic!). Il che è tutto dire. Chi ha sbagliato, anche a livello di controllo, deve pagare. Deve andare a casa.

Bloccare le retrocessioni. Certo che si può. Non è una “mission impossible”. E’ una decisione dal significato particolare. Un nuovo punto di partenza. Indispensabile per azzerare le nefandezze di una stagione che ha tradito qualsiasi significato sportivo. Qualsiasi risultato agonistico. Meglio non parlare di quei bambini mandati in campo allo sbaraglio.
Il malcontento, tra i club, è generale. Una situazione insostenibile sta montando tra tutti i presidenti. Gli argomenti sono sempre gli stessi. Chi deve ancora giocare partite del girone d’andata. Le partite assurde ed i risultati “farlocchi” del Matera. I guai della Lucchese. Quelli del Cuneo. Il trattamento disparitario riservato alla Pro Piacenza. Quelli che giocano senza copertura fidejussoria. Classifiche virtuali ed inattendibili. I ripescaggi. La marea irrefrenabile dei ricorsi. Il silenzio assordante della Lega Pro, che favorisce gli inadempienti. Il tutto anche per non riconoscere le ragioni della Vibonese (la vicenda di quel Messina che giocò una stagione intera senza copertura fidejussioria grida ancora vendetta).
Occorre pertanto una soluzione radicale. Ritengo, a ragione, che ne sia giunto il momento. I presidenti debbono prendere il coraggio a due mani. Sono gli arbitri del loro destino sportivo. Inutile lamentarsi per poi rimanere nel nulla. Inutile recriminare. Giunge il momento che, a tutela dei propri diritti, occorre anche essere decisionisti.
A questa altezza della stagione e per come si sta evolvendo la situazione, occorre passare ai fatti. Chiedere la convocazione di una assemblea ordinaria. All’ordine del giorno la richiesta di blocco delle retrocessioni. I più distratti si chiederanno: a che scopo? E’ utile per tutti. Un crocevia indispensabile. Non soltanto per chi si trova in fondo alla classifica e rischia la retrocessione.
Ci si confronti. Si vada al voto. Si faccia, finalmente, la conta. Si accantonino i timori. Si dimostri, pubblicamente, che esiste coesione di gruppo. Comunità d’intenti. La volontà, concreta, di un cambiamento radicale. Di (ri)creare una componente istituzionale degna di quel 17 percento che la Lega Pro rappresenta all’interno del sistema calcio italiano.
Altrimenti tacciano tutti.
Lamentarsi nel privato per poi chinare la testa, come sta accadendo, non porta a nessun risultato. Ovvero, fortifica gli obbrobri a cui si sta assistendo a livello generale. La Lega Pro si sta sfaldando. E’ sotto gli occhi di tutti. Un percorso che conduce a un solo risultato/significato. Quello di alimentare in Francesco Ghirelli l’illusione. L’utilità del suo continuo peregrinare!