BILANCIO DI UNA STAGIONE DIVERSAMENTE ORDINATA

Ed eccoci arrivati finalmente a fine stagione. Un periodo dove di solito si fanno bilanci e si spera si possano anche raccogliere i frutti del lavoro svolto durante tutto l’ anno.

Si spera appunto.

Con l’ ultimo atto del campionato di Serie A è calato il sipario sulla stagione calcistica italiana. Una stagione ricca di eventi e di polemiche, fatta di scandali, social, Var e qualche episodio di violenza dovuto soprattutto a questioni organizzative precarie di ordine pubblico. Insomma nulla di nuovo nel nostro bel Paese, dove tutti sanno tutto, ma quasi nulla funziona in maniera soddisfacente.

A parte la Juventus, che ormai vincere un campionato non fa emozionare più i suoi avidi tifosi, per fortuna il campo qualcosina di emotivo è riuscito a regalarla, con l’ Inter solita “pazza” scatenata che come da tradizione ha tenuto i suoi tifosi con il fiato sospeso prima di poter staccare il biglietto per la Champions; oppure l’ Atalanta che rappresenta la più bella favola degli ultimi 20 anni e la qualificazione nel massimo torneo continentale ne è la conferma.

I bergamaschi, grazie a una guida tecnica di altissimo livello, una società organizzatissima sotto il profilo manageriale ma con dei valori sani e di provincia, un ambiente passionale come pochi, è riuscita a centrare un obiettivo prestigioso senza spese folli e imponendo un gioco spettacolare fuori dagli schemi e dai luoghi comuni tipicamente italiani che storicamente han fatto del catenaccio il loro marchio di fabbrica.

Un campionato che sarà ricordato in maniera particolare a Roma su entrambe le sponde del Tevere: se dalla sponda biancoazzurra si può ridere per via della conquista della Coppa Italia grazie all’ impronta che Simone Inzaghi ha saputo dare alla squadra sotto la sua gestione, dal versante opposto gli umori sono contrapposti per motivi differenti. Alle vecchie voci riguardanti il nuovo stadio, la Champions, il mercato e tanto altro ancora, si è aggiunto un ulteriore “dramma” calcisticamente parlando per l’ ambiente giallorosso: l’ addio di Daniele De Rossi. Ancora scossi dal trauma legato alla figura dell’ ex capitano Francesco Totti, i romanisti sono costretti a subire un’ altra pugnalata vedendosi privati dell’ eterno capitan futuro a causa di scelte societarie non condivisibili dalla piazza.

Ma si sa che Roma non ha il parametro della misura e vive ogni situazione di “pancia” esprimendo un’ emotività unica che spesso valica i limiti della passione. Al di là di questo, due parole per De Rossi vanno spese come uomo: un personaggio che incarna i valori di un calcio passato che viene sempre meno, uno che ha avuto una crescita caratteriale impressionante, uno che le dava di santa ragione e le prendeva con altrettanta enfasi, uno che non si tirava indietro di fronte alle responsabilità, uno che si è saputo assumere il ruolo che la vita gli poneva, uno che ha sofferto per vicende personali, uno che si è guadagnato tanto è vero, ma soprattutto uno che si è meritato tutto! Per questo motivo ogni tifoso di qualsiasi squadra italiana o straniera avrebbe voluto avere Daniele De Rossi come simbolo e portavoce dei propri colori e per questo motivo che va un attestato di riconoscenza e di ringraziamento che supera i confini ed azzera barriere e/o rivalità sportive e non.
Un campionato che ha visto la fine della favola Chievo che retrocede in Serie B insieme a Frosinone e lo sfortunato Empoli.

Un applauso va fatto a Mihajlovic per aver preso in mano il Bologna quasi spacciato e averlo condotto a una salvezza tranquilla facendo esplodere definitivamente Orsolini, un giovane di cui sentiremo parlare in futuro e su cui si dovrà puntare in modo deciso.
Bene pure la Sampdoria e Quagliarella, che a 36 anni ha dimostrato di essere affidabile ottenendo oltre al titolo di capocannoniere anche la convocazione in nazionale, ma pure Sassuolo e Spal meritano tanti applausi grazie al bel lavoro svolto sia dalle società che dai due allenatori, De Zerbi e Semplici, senza dubbio tra i migliori emergenti in circolazione; malissimo invece Genoa e Fiorentina la cui permanenza, visti i comportamenti dirigenziali, diventa molto più che un premio. Ma forse il fato ha voluto premiare la passione dei tifosi di entrambe le città che è pura e spontanea e seconda a nessuno. Molto bene anche il Toro e il Milan che probabilmente non potevano fare di più e meglio. In particolar modo i rossoneri dove Gattuso ha subìto per settimane una vera e propria crocifissione mediatica come se realmente fosse lui il problema per cui non ci si qualifichi in Champions. Ma si sa che il buon Rino, da calabrese purosangue qual è, caricarsi la croce rappresenta quasi il marchio di fabbrica.

Ora tutti in vacanza aspettando la definitiva lista della nuova Serie A, di cui fanno parte già le neopromosse Brescia e Lecce, che ritornano nel massimo campionato dopo anni di assenza. Soprattutto i salentini che hanno vissuto l’ incubo della Lega Pro e che ora grazie a un allenatore bravo e determinato come Liverani sono ritornati nel calcio che conta sorprendendo un po’ tutti. Si attende l’ esito della finale playoff di Serie B tra Verona e Cittadella per conoscere chi riempirà l’ ultima casella della massima serie (con quel 2 a zero i veneti hanno messo una grossa ipoteca sulla promozione), chiudendo una stagione tra i cadetti tra le più nere e tristi di sempre considerando il campionato a 19 squadre con delle situazioni ancora in sospeso la cui soluzione conosceremo soltanto nei prossimi giorni. I giocatori di Venezia e Salernitana minacciano di non giocare i play out.
Insomma se non è caos questo è solo perché probabilmente si è superato il livello dello stesso, manifestando spesso incompetenza nei palazzi del potere, scarsa attenzione gestionale e facili accomodamenti per situazioni che andrebbero prese di petto da subito e che invece trascurate non fanno altro che i soliti furbetti che tirano acqua per il proprio mulino fregandosene di etica, morale e soprattutto regole.

Ecco. Forse come diceva Nietzsche “ bisogna avere il caos dentro per generare una stella danzante”, ma in Italia tutto procede al meglio nel qualunquismo generale che, paradossalmente, rappresenta un (dis)ordine molto, anzi troppo, solido.