BENVENUTO GHIRELLI, SA FARE IL PRESIDENTE? DIMOSTRI

A meno di una decisione diversa, che lo spedisca a casa, Francesco Ghirelli rimarrà in carica per altri diciotto mesi. O giù di lì. Non è certamente una bella prospettiva per le società di serie C. Non è sicuramente una bella notizia.
Francesco, il girovago, sta affossando la terza serie professionistica del calcio italiano. Più di quanto lo fosse già, per responsabilità di altri, nel recente passato. I presidenti, relativamente a questo argomento, hanno le loro grosse responsabilità. Il loro ribollire scontento, rimestato all’interno di quel grande pentolone che rappresenta la categoria, non conduce a nessuna soluzione positiva.

Ci vorrebbe una presa di posizione collegiale. Una iniziativa forte. Congiunta e condivisa. Un decisionismo che difetta nella indole di tutti i presidenti. Nel privato sono tutti scontenti. Ti chiamano, loro, per sfogarsi del loro malcontento. In pubblico però non si vuole esporre nessuno.
Tutti pentiti di avere eletto Ghirelli, i presidenti. Facevano affidamento su quella promessa di sostenibilità.

Il distintivo, rivelatosi astratto, della sua campagna elettorale.

Ai presidenti non manca l’entusiasmo. Tutt’altro. Le visite pastorali di “ghiretto” lasciano però il tempo che trovano. Racconta sempre e soltanto parole. Ai presidenti occorre il denaro. Anche ai più virtuosi. Le foto sui social, i tweet, strappa cuori, non risolvono i problemi finanziari dei club.
Senza l’intervento del legislatore è impossibile, nel presente, attuare quella riforma che contempla la defiscalizzazione nella terza serie, anche parziale, della contribuzione. Al presidente (sempre minuscolo) della lega di serie C è stato conferito un mandato ben preciso, dai suoi elettori. E’ indispensabile sedersi ad un tavolo con la serie A per addivenire a una soluzione del problema economico. Bisogna essere concreti.
Le risorse finanziarie (ex Melandri) che la massima serie gira alla Lega Pro non sono sufficienti. Sono, da sempre, una coperta troppo corta per salvare la categoria. Una contrazione che conduce i club meno virtuosi alla ricerca di finanziamenti alternativi.

Quali?

Genitori che accompagnano i propri figlioli muniti di “zainetto” a firmare un contratto, magari pluriennale. Direttori e/o allenatori che si accasano con l’impegno di farsi accompagnare da corpose sponsorizzazioni. Soluzioni che sviliscono la professionalità ed il valore tecnico del prodotto. E così la serie C va allo sbando.
Queste cose Ghirelli le sa. La soluzione non sta nell’inasprimento delle norme. Come si vuol far credere.
La “svolta” tanto sbandierata, recentemente, rimarrà soltanto nelle intenzioni. La solvibilità dei soci. Le lettere di “patronage” firmate da una banca. L’esito delle ispezioni della Covisoc le conosciamo da tempo. Tutta “fuffa”. Il Cesena, il Bari, il Messina di Proto, il Matera. Pro Piacenza, Cuneo, Lucchese sono soltanto una parte dei cattivi esempi del recente passato. Sul futuro prossimo incombono le difficoltà del Siracusa, del Fano, del Foggia. Siamo proprio sicuri che il Palermo abbia risolto tutti i suoi problemi? Il Chievo per salvarsi avrebbe chiesto la corresponsione anticipata del “paracadute”.
l direttivo di Lega Pro ha trasmesso da tempo, alla Procura Federale, una nota su particolari situazioni documentali che si sarebbero riscontrate su Trapani e Juve Stabia. Sembrerebbe che in quei club ci sarebbero dei problemi. Le ripercussioni provocate da quei fascicoli sono ancora sconosciute. Una atavica lungaggine procedurale, anche questa ben conosciuta. Poi rimaniamo carichi di meraviglie sulle iscrizioni di Matera e Lucchese. Come dei bilanci taroccati esibiti dal Palermo.
Sulle difficoltà generali inerenti le infrastrutture, dei club di serie C, avremmo di che scrivere un poema. Il prossimo 24 giugno ne scopriremo delle belle. Verificheremo anche, al proposito, l’intransigenza istituzionale sui regolamenti. Ghirelli sulla vicenda è stato il primo a contradire le norme. Si è offerto di risolvere il problema dell’Imolese offrendosi ospite alla sindaca della città emiliana. Si è incontrato con il primo cittadino di Cava de’ Tirreni per risolvere i problemi del club campano. La Cavese, all’atto dell’iscrizione, proporrà un campo alternativo, quello di Castellamare di Stabia.
Nel Paese dei campanili, dove la burocrazia imperversa, le scappatoie cartacee, al problema delle infrastrutture, faranno invasione nel sistema. Tempo al tempo e non sarò smentito.
Su questo argomento Ghirelli farebbe bene a rimanere super partes. Equidistante dagli uni e dagli altri. Nel rispetto delle attribuzioni che gli vengono conferite dal ruolo. Il suo atteggiamento attuale potrebbe apparire, perché no, discriminatorio. Tanto un “occhio” bisognerà chiuderlo per tanti, se si vuole mantenere quel format a 60 squadre.
So delle predilezioni al viaggio che albergano in Ghirelli. Confidenza da lui espressa, a mo’ di provocazione, in una colazione che di lavoro aveva solo le apparenze. Lui in questo senso si applica. Solo che sbaglia destinazioni. Predilige le visite pastorali agli incontri istituzionali.
Nella ricerca della sostenibilità corre un obbligo a Francesco Ghirelli. Lasci perdere le passerelle e le premiazioni per mettere una medaglia al collo del vincitore di turno. Lo aspettano tavoli ben più importanti. A Milano, per esempio. Per offrire alla Lega maggiore un pluriennale piano industriale articolato. Concreto. Migliorativo della categoria.
Argomentato sulla formazione e sull’addestramento tecnico. Sulla crescita e la qualità migliore del prodotto. Con iniziative programmatiche tali che inducano quei club ad aprire i cordoni della loro borsa.
All’appello mancano 40 milioni di euro, alla terza serie. Dimostri “ghiretto” che è in grado di trovarli. Di saper risolvere il problema. E’ stato eletto appositamente.

Dimostri che sa fare il presidente!