Arbitro o non arbitro questo è il problema!

Dal titolo sembra quasi di entrare nel mondo di una tragedia shakespeariana, invece la questione riguarda proprio i direttori di gara e il ruolo che occupano rapportato all’ epoca storica in cui viviamo.
Ultimamente gli arbitri e il loro operato sono tornati prepotentemente a far parlare di sé. In realtà non è che questo argomento si fosse mai affievolito, però alcune interpretazioni oltre a far discutere hanno creato molto scalpore.
Sicuramente l’ episodio più importante riguarda il rigore assegnato dall’ arbitro Abisso alla Fiorentina durante il match casalingo contro l’ Inter che ha scatenato un susseguirsi di polemiche, riguardanti l’ utilizzo del Var e della sua efficacia.
Un penalty che è sembrato molto dubbio ai molti perché in effetti D’Ambrosio non tocca la palla con la mano, ma la cosa che sicuramente avrà infiammato ancor di più le reazioni di tifosi e opinionisti è che questo rigore sia stato concesso oltre il 90° minuto permettendo ai viola di pareggiare addirittura al minuto 101’!
Ovviamente la singolarità di questo evento non deve indurci a pensare che questo episodio sia più grave di altri o viceversa.

Quello che invece dobbiamo chiederci è relativo in primis alla vera competenza dei soggetti arbitrali e quali siano i criteri di valutazione reale che vengono adottati affinchè un arbitro raggiunga certi livelli. Altra cosa che dobbiamo capire è che la sudditanza psicologica esiste “senza se e senza ma”, perché gli arbitri sono delle persone come noi tutti e da tali devono gestire le loro condizioni emotive, fatte di pressioni talvolta mille volte superiori a quelle di un comune cittadino.
La cosa che però ci lascia allibiti è come mai in Federazione nessuno riesce a capire tutto questo?
Come mai non si riesce a capire che un arbitro, per il ruolo che ricopre, rischia seriamente di soffrire di complessi di megalomania? Come mai non ci si accorge prima appunto che determinati arbitri hanno un’ impatto emotivo più di altri? Ma soprattutto come mai ci ritroviamo a dover affrontare ogni anno le stesse polemiche su presunti torti arbitrali e sudditanze psicologiche in una sorta di eterno ritorno nietzschiano dal quale sembra che volontariamente non si voglia uscire?
Potremmo continuare a lungo con i quesiti, tutti della derivanti dalla stessa natura, ma tutti con un unico obiettivo comune, ossia spianare la strada per cercare di eliminare definitivamente la cultura del sospetto che aleggia impavida sulla nostra vita.
Però per fare ciò bisogna capire innanzitutto se si è veramente disposti a fare questo. Bisognerebbe iniziare a capire che alle spalle abbiamo 2000 anni di storia e cultura e prendere in considerazione i passi da gigante che ha fatto la scienza, per esempio in materia psicologica, e la tecnologia introducendola sempre di più nel mondo del calcio con elementi che porterebbero ad azzerare errori e polemiche ( per esempio i sensori di porta per i “gol/no gol” ma anche per altre situazioni in campo) e che andrebbero ad eliminare sempre di più l’ aspetto decisionale di un arbitro qualora una situazione fosse evidente e quindi non interpretabile, salvaguardandone anche la sua integrità psicofisica e morale.

 

Serve una presa di posizione matura e al passo con i tempi, che si serva per bene dei mezzi che il secolo del progresso ci ha fatto ottenere affinchè si instauri una nuova mentalità. Prima lo si fa meglio è, anche perché di tutto questo non dovranno usufruirne solo i professionisti, ma anche nelle categorie dilettantistiche dove la passione è molto più alta e sentita e a stretto contatto con le realtà sportive. Nelle piccole realtà di provincia spesso si sono registrati fatti di cronaca realtivi ad episodi di violenza nei confronti dei direttori di gara i quali sono spesso passati come le vittime, ma tralasciando il fatto che talvolta la mala interpretazione delle regole per eccesso di protagonismo o, peggio ancora per scarsa competenza, hanno fatto sì che fosse alimentata ancora di più la cultura del sospetto, ponendo in una condizione di tradimento la passione dei tifosi che si nutre del rispetto quotidiano della legge e delle regole del gioco.
Nel frattempo che anche la Fifa inizi a cambiare realmente rotta, la FIGC dovrebbe occuparsi di sistemare le cose in casa propria e la questione arbitri e sudditanza non può rimanere eternamente oggetto di discussione. Non serve fermare un arbitro che sbaglia se poi lo si mette nelle condizioni di sbagliare ancora e lasciandolo in preda della macellazione mediatica delle più scadenti trasmissioni televisive che ormai troppo spesso hanno poco in comune con il sano concetto del vivere e conoscere la realtà del mondo del calcio.