“Alla ricerca del tempo perduto” per essere al passo coi tempi

Ancora una volta la tre giorni di coppe europee si rivela un appuntamento agrodolce per le compagini italiane. La prima analisi da fare dovrebbe riguardare il fatto che arrivati a questo punto della stagione, ossia quando si inizia a concretizzare il lavoro svolto durante l’ arco dell’ anno provando a centrare gli obiettivi, rimangono solo due squadre a rappresentare la nostra nazione, sebbene il nostro campionato sia considerato uno dei migliori in Europa.

A tal proposito andrebbe fatto un bagno d’ umiltà e accettare che la nostra Serie A, pur facendo parte dell’ elìte dei campionati europei, ha perso negli ultimi anni molto del suo fascino, ma soprattutto della sua qualità. Per questo motivo oggi davanti al nostro campionato bisogna riconoscere che vi siano altre realtà come Spagna, Inghilterra, Germania e Francia.
Non è un caso se da questa sessione europea le nostre due squadre ne escano ridimensionate e con le ossa rotte: la Juventus si è ritrovata a impattare un pareggio contro un’ Ajax bello da vedere per il gioco che esprime, molto qualitativo e veloce, ma senza fenomeni se si pensa di voler fare una comparazione con l’ Ajax di Van Gaal nel quale vi erano calciatori del calibro di Seedorf, Davids, i gemelli De Boer e Kluivert solo per citarne qualcuno. Il Napoli ha fatto addirittura peggio, venendo sconfitto malamente a Londra dall’ Arsenal in una partita in cui il migliore in campo è stato senza dubbio il portiere partenopeo Meret.

Il calcio, si sa, rappresenta l’ aspetto culturale di un Paese. Napoli e Juventus ne sono certamente l’ esempio: i bianconeri con il gioco quasi “catenacciaro” di Allegri stanno a dimostrare che mentre il mondo avanza in Italia siamo fermi a 40 anni fa, per mentalità e atteggiamenti; gli azzurri di Ancelotti invece stanno a rappresentare proprio l’ italiano medio che parla troppo concretizzando poco, cavalcando spesso anche l’ onda del vittimismo.
Nella Juventus è evidente che vi sia una dissonanza di fondo tra la mentalità dell’ allenatore e il tasso tecnico che lo stesso ha a disposizione. Questa circostanza passa spesso inosservata grazie ai risultati che arrivano per lo più in virtù dei grandissimi campioni che la società bianconera può permettersi di avere in rosa. Ma questo atteggiamento della squadra è naturale che possa penalizzare qualche giocatore e che il suo rendimento possa diventare discontinuo o addirittura calare vertiginosamente.

Insomma se si vuole tornare competitivi in Italia bisogna cambiare la mentalità di base. Aggiornarla quanto meno. Perchè il mondo corre e noi siamo fermi! Questo discorso vale per il calcio come per gli altri settori della vita quotidiana che riguardano la crescita e lo sviluppo di una nazione. Parafrasando Marcel Proust bisogna proprio accelerare i tempi per recuperare il tempo perduto per non rischiare di perdere ulteriore terreno, rimanendo ancorati a convinzioni che ormai sono passate, rischiando di essere superati da nazioni che qualche decennio fa erano indietro rispetto a noi e che oggi rappresentano l’ avanguardia grazie a una coscienza collettiva mobile e al passo con i (loro) tempi.

Bisogna stare al passo con i tempi, non imitando quello che fanno gli altri, ma comprendendo meglio quello che possiamo fare noi e non ostinarsi a pensare sempre e comunque in maniera obsoleta perché l’ Italia in cui vivevano i nostri avi non è quella in cui si vive oggi.
Bisogna ripartire dai valori e dalle tradizioni senza dubbio per portare avanti un discorso attuale che più si addice alla nostra nazione, nel calcio e nella vita. Bisogna farlo alla svelta perché i risultati sono abbastanza preoccupanti e si rischia di perdere il treno generazionale allo stesso modo in cui si è perso quello che portava al mondiale in Russia nel 2018.

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