Alfonso Morrone ed il vecchietto da Gubbio: un’accoppiata che scoppia!

Di figuracce ormai la Lega Pro e la governance del vecchietto da Gubbio ne hanno fatte talmente tante, negli ultimi due anni, che non si riesce più a tenerne il conto. Si attesta, all’orizzonte, come la peggiore di tutte. Tra qualche giorno sarà svolta l’assemblea con all’ordine del giorno l’approvazione del bilancio. Tale documento, al momento in cui scrivo, non è ancora stato inviato alle società affinchè lo possano preventivamente visionare. Formulare eventuali osservazioni.

Se non siamo tornati ai tempi macalliani (quando il bilancio si vedeva solo il giorno dell’approvazione) poco ci manca. Eppure sono perfettamente a conoscenza (e con me lo sanno diversi altri amici dirigenti di lungo corso) che non più tardi di cinque o sei anni fa, all’epoca dei contrasti tra Macalli e Ghirelli (sfociati nel licenziamento di quest’ultimo) proprio l’attuale presidente, per di farsi sostenere nella sua battaglia per il reintegro, andava in pellegrinaggio. Girava tra le sedi delle varie società. Principalmente per sensibilizzarle al diritto di prendere visione del documento prima di approvare il bilancio.

Nella casa di vetro di Ghirelli (così l’eugubino definì la Lega Pro il giorno della sua elezione, promettendo che sarebbe stata senz’altro così) il bilancio dovrebbe essere a disposizione delle società con anticipo decisamente congruo. Anche più dei dieci giorni previsti. Invece arriverà a destinazione solo qualche giorno se non qualche ora prima del momento della votazione.

Dov’è finita la tanto decantata trasparenza declamata da Ghirelli? E’ rimasta sulla carta, come tante delle promesse e molti degli impegni assunti dal presidente di Lega, ormai del tutto inattendibile ogni volta che apre bocca su qualsiasi argomento.

Gli unici assunti risultano essere i raccomandati di Via Jacopo da Diacceto. Quelli sì che sono impegni gravosi (ed appunto assunti) per le casse della Lega. Come dovremmo vedere (uso il condizionale perchè non si sa mai) appunto dalla analisi dei conti da approvare.

E a proposito di promesse, naturalmente sono rimaste lettera morta le intenzioni più volte sbandierate dal duo  Ghirelli-Gravina di black list e ostracismo nei confronti di avventurieri e falliti riciclabili del mondo del pallone, che contrariamente alle rassicurazioni più volte espresse dalla premiata ditta impiastri G&G continuano ad imperversare e a scorrazzare tra le società di terza serie.

Oramai il Livorno è sull’orlo del baratro. Le notizie che ogni giorno giungono dalla città labronica, non fanno che confermare quanto ho già scritto a proposito della compagnia di cialtroni che ne ha assunto le redini. Non c’è un soldo, le promesse di pagamento sono più scarse di una moneta da cinque euro. Le fidejussioni non vanno bene nemmeno per giocare al Monopoli.

Nel più assoluto silenzio dei vertici di Lega (e federali), continuano i balletti di dichiarazioni, promesse, pagherò e pagheremo (ma quando mai) ed ora rispunta Spinelli (secondo Il Tirreno, quotidiano locale, che riporta queste notizie) in asse con i piemontesi. Tuttavia non sarebbero le truppe di La Marmora pronte a sbarcare in Crimea, ma il solito gruppuscolo di mitomani che con i soldi di una banchetta della provincia veneta volevano giocare a fare i Boniperti. Nel tentativo di far dimenticare (ma ho buona memoria) gli sfracelli compiuti a Cuneo e da qualche altra parte.

E allora stiamo freschi e freschi stanno, anche e soprattutto, i poveri tifosi livornesi che oramai non riescono a stupirsi più di nulla, tanto vanno  male le cose da quelle parti. Una Lega dotata di un briciolo di serietà sarebbe già intervenuta, anche solo per impedire che a stagione in corso qualcuno continuasse a mettere in scena ribaltoni che sembrano avere il solo scopo di mescolare le carte e nascondere di chi è la responsabilità di tutto ciò che sta avvenendo.

Ribaltoni che, si mormora sempre più insistentemente nell’ambiente, potrebbero riguardare di nuovo anche il Carpi, dove i soci legati alla banchetta, irritati per l’estromissione dalla stanza dei bottoni, sarebbero alla ricerca di denaro per organizzare un aumento di capitale tale da tagliar fuori l’attuale governance. Compresi i due soci di maggioranza, carpigiani doc. Due bravi imprenditori che forse non si aspettavano di essere trascinati in una situazione tanto incredibilmente intricata.

Questo guaio che si preannuncia a Carpi pare essere frutto della sottovalutazione della situazione da parte dell’attuale direttore generale, amicissimo di Ghirelli-Gravina e perciò (finora) intoccabile.

Alfonso Morrone (nella foto di copertina), una vita spesa a cercare di imitare i grandi manager sportivi. Senza mai riuscirci. Lo dimostrano i pessimi risultati ottenuti in carriera. Dai rovesci di Fondi con la Racing nel 2017-’18 al tragicomico “capolavoro” della Pro Piacenza. Club rilevato dalle mani dello storico presidente Burzoni. In cordata con un gruppo di sponsor a cui si aggiunse l’imprenditore romano Maurizio Pannella. Un soggetto, questo, capace di fallire, nello stesso anno, con la sua azienda (Seleco) e appunto con la Pro Piacenza. Oggetto di una successiva indagine della Procura della Repubblica della città emiliana che vuole vederci chiaro anche sulle modalità di acquisizione della società avvenuta nell’estate del 2018.

Operazione questa di cui Morrone, come successivamente a Carpi, fu il regista.

Alfonso Morrone che si fregia del titolo di presidente della Adicosp (vorrebbe rappresentare, senza mai riuscirci, l’alter ego di ADISE). La governance  Adicosp di Morrone è deficitaria sotto ogni aspetto gestionale. Risultati zero. Prospettive solo a parole. Concretezza nessuna.  Alla maniera del suo amico Ghirelli, al quale fa da sponda, e che intenderebbe appoggiare per la rielezione in Lega Pro.

I rapporti con le istituzioni del calcio, per conto di Adicosp, sono però tenuti da altri associati. Contrariamente a quanto vuole invece far credere il funanbolico Morrone. Negli ultimi tempi l’aria, all’interno della associazione si è fatta pesante per lui. Difficilmente Morrone, dai più sfiduciato, potrà essere riconfermato dalla prossima assemblea degli associati.

Prima di Carpi tentò di organizzare un’operazione per l’acquisto del Grosseto. Non è mai andata a buon fine. Per un ripensamento della (attuale) proprietà che non ci vedeva tanto chiaro. Morrone, che tenta in tutti i modi di salvare il suo fondo schiena, anche a Carpi è seduto su una poltrona che traballa. Appare non tanto abile a districarsi tra i marosi che, sospinti da correnti contrarie tra loro (leggasi i soci di maggioranza e di minoranza), stanno creando burrasca intorno al Cabassi.

Capita, quando si pensa di essere troppo furbi. Infatti il modo sicuro di rimanere ingannati è di credersi più furbi degli altri