A.A.A. FEDERAZIONE CALCIO VENDESI

    1) a.a.a. Federcalcio vendesi, sono esclusi i perditempo

    E così i Graffi avevano ragione. Ma la ragione è dei fessi. Francamente, da innamorato del calcio, avrei fatto a meno, in questi mesi, di attaccare la governance federale da una parte e il vecchietto di Gubbio dall’altra.
    Ho ripetuto, sino alla noia, che questa di Gravina era una Federcalcio spaesata. Fatta di tavoli per non risolvere nulla. Di amiche. Di consulenti di Marketing strapagati, di Salaria Sport Village.
    L’intento di Gabri, messo alla testa della più grande federazione italiana per mancanza di accordo fra candidati “veri”, era il solito. Quello dimostrato nell’era post-Macalli in Lega Pro. Tante chiacchiere, nessun fatto. Modifiche zero. Risorse come sopra.

    Dopo le critiche infinite all’era Macalli (18 anni di regno incontrastato) ci si sarebbe aspettati una svolta nella “povera” Serie C.
    Gravina, fin da quando era semplice consigliere del Direttivo, sparava a zero contro Macalli, millantando di essere in grado di portare sponsor, televisioni. E di fare riforme.
    Una volta salito alla guida della Lega Pro, si è rivelato essere soltanto un grande bluff. Niente in assoluto di quanto promesso. Un continuo precipitare di tutta la categoria.
    Nessuna visione per il futuro. Nessun programma serio. Sino alla cancellazione sancita oggi dal vecchietto di Gubbio.

    2) Il flop epico in Lega Pro

    A parte l’aver selezionato l’avvocatessa Faggi. Poi portata  in gita anche a Roma, in Federazione, la gestione di Gravina in Lega Pro è stata contraddistinta dal “nulla”.
    Anzi no, peggio. Gabri, per antipatia personale, ha “chiuso” l’Ufficio Marketing e licenziato il responsabile Vittorio Angelaccio.
    Certo una visione lungimirante la sua. Sostenere, al giorno d’oggi, che il marketing non serve …
    Il mondo del calcio privo di marketing, di prodotti, di televisione (una visione lunare).

    A Firenze (come nel presente a Roma) Gabri non ha combinato nulla di buono.
    Da un lato si sono imposti parametri nei criteri infrastrutturali con lux tali da garantire riprese televisive (con costi enormi per le società) dall’altro si sono prodotti ricavi per poche migliaia di Euro.

    Poi c’è stata l’altra pantomima delle seconde squadre.

    Il regolamento partorito dal solito dilettante Gravina totalmente farraginoso. Con limitazioni assurde.
    Ad esempio dopo 5 partite disputate in prima squadra il giocatore non poteva essere più schierato in seconda.
    Limiti di età a 19 anni. Costi enormi con un versamento a fondo perduto di 1 milione e 200 mila euro. Regolamento complicato in caso di promozione in Serie B (praticamente esclusa).
    Risultato delle seconde squadre di Gabri? 1 società iscritta (la Juventus under 23) alla faccia della rivoluzione.

    3) la catastrofe mondiale

    Eppure, nell’impasse elettorale, Gabri si è trovato candidato unico. Dopo Carraro, Abete, Tavecchio, Matarrese, Nizzola … beccatevi questo.
    L’idea era quella di fare gli Europei. Un po’ di passerella e poi, in definitiva, sono solo due anni. Dopo le Olimpiadi elezioni con candidati “veri”. Manager, gente capace.

    Poi, però, è accaduto l’imprevedibile. L’imponderabile. La catastrofe mondiale.
    Niente più Europei, niente più calcio. Campionati tutti fermi.
    Gabri si è trovato travolto dal Covid-19.
    Nel frattempo a parte la Risk Manager non era stato in grado di fare nulla. Come al solito. Nessuna riforma del format dei campionati. Niente revisione dei pesi elettorali. Soltanto un po’ di tavoli di lavoro (?!). Un po’ di amici sistemati qui e là. Un esempio? Il suo capoufficio della Banca di Credito Cooperativo portato in Covisoc.

    4) Qui, invece, ci vorrebbe uno capace!

    E adesso come faccio con il Coronavirus (si sta chiedendo Gabri)? Qui ci vuole uno capace, che sappia affrontare il problema. E che problema … Un niente assoluto.
    Si parte o non si parte? Parlo io con Spadafora, con Conte, col Presidente della Repubblica.
    Gabri in questi mesi è stato semplicemente patetico. Si è dimostrato senza idee chiare. Mai è stato all’altezza (eufemismo).
    D’altra parte non è che in questi due anni di infelice, piccola gestione federale avesse teso rapporti particolari.
    L’unico che lo lodava, ad ogni piè sospinto, era Ghirelli. Evidentemente ne aveva bisogno … Ci ho la moglie da pagare, gli alimenti …
    Sì (ammette Gravina) Ghirelli dice che quello che faccio io è tutto bello e luccicante.
    E ci credo. Conta quanto il due di spade, a briscola, quando al tavolo regna a bastoni.

    5) Le strampalate giustificazioni  del “vecchietto”

    Racconta il povero (in senso figurato) vecchietto di Gubbio che lui, per primo (sic!),  ha deciso il blocco definitivo di tutti i campionati (ma guarda che bravo).
    Ma per forza, parliamoci chiaro, la Serie C è proprio c minuscola.
    Un campionato che non regge più. Con costi altissimi di gestione. Rappresentati da una categoria che ancora è considerata professionistica senza averne i connotati. Una serie che è destinata al dilettantismo. E in questo non vi è nulla di male.
    Che senso ha modificare gli impianti di illuminazione in uno stadio che si riempie con 700/800 spettatori? Che non ha più marketing. Che non ha più appeal.
    Ecco che per giustificarne la sopravvivenza, il vecchietto di Gubbio (nella foto qui sopra) ci ha martellato gli zebedei con il valore del territorio. I pulmini. I campanili.

    Già prima del Corona virus si accavallavano i progetti del semiprofessionismo. Perché era chiaro a tutti che, senza benefici fiscali e riduzione dei costi, non c’era più futuro. Lo abbiamo detto tutti da tanto tempo! 
    Senza contare poi le spese per una sede scintillante in pieno centro a Firenze. Costi stratosferici per il personale. Una struttura megalitica per una Lega moribonda.
    In questa “povera” serie c (volutamente minuscolo), così ridotta, in passato, da Gravina e “stesa”, oggi, al tappeto dal tristemente noto vecchietto (Ghirelli), nessuna società era prima ed è in grado, ora, di sopravvivere.
    Quale imprenditore, con i propri dipendenti in cassa integrazione e senza più commesse, si potrebbe azzardare a continuare l’attività in questa Serie C di impronta “ghirelliana”? Nessuno.
    Quindi il vecchietto ha pensato bene di chiudere. Per proteggere i giocatori, le famiglie, la salute.
    Ghirelli abusa di una espressione con la quale si riempie la bocca (per chi non lo conosce davvero). “È un primo valore, devo difendere la salute, l’etica”. Ma facci il piacere!

    6) La realtà era ed è ben diversa.

    Campionato morto. Non è possibile ricominciare. Quella del Coronavirus è soltanto una scusa.
    “È stata la più bella assemblea da quando sono presidente” (minuscolo). Ha esclamato!
    Ma che bravo! Il 7 Maggio ha decretato la fine dei Campionati di Serie C. Un successone. Così eravamo capaci tutti. Poi ha fatto un papocchio, inenarrabile, con la quarta promozione e il blocco delle retrocessioni.
    Da qui è partito il tam tam su tutto il territorio nazionale.
    La Lega Pro va cancellata. Messa in liquidazione. Allargato il format della serie B e le residue società entreranno a far parte della nuova Serie D. Il tutto sotto l’ombrello, capace, della Lega Nazionale Dilettanti.

    Complimenti Ghirelli. Nel tentativo, estremo, di salvare la poltrona tenta di realizzare un progetto iniquo. Promette soluzioni mostruose. Inconcepibili. Vedi quella di farsi garante, come Lega, nelle fidejussioni. Usando denaro che la legge (ex Melandri) destina ad altri scopi. Poi esulta per la Cassa Integrazione in deroga, per la quale non esiste la copertura finanziaria. Intanto i presidenti debbono anticiparne l’erogazione. Questa sarà la sua vittoria di Pirro. Lo schianto definitivo. 
    Materialmente, il vecchietto, conclude la sua carriera cancellando la terza serie. Un successone. Non c’è che dire.
    Non avremo mai nostalgia, dei suoi comitati etici, dei suoi valori. Dei campanili e dei pulmini. Della sua governance rimpiangeremo invece i soldi sperperati.

    Il liquidatore che verrà, magari un commercialista, provvederà a vendere gli immobili. A smantellare la Calcio Servizi (ma quali servizi offriva?). A cercare di ricavare un po’ di soldi da “restituire” alle società.
    Poi si dedicherà a vedere come sono stati spesi (sperperati) i soldini delle società. Per figure improbabili. Come il super segretario (minuscolo) da 200 mila euro all’anno. Il nuovo stratega del marketing Paolo Carito. La signora Buttara responsabile dei rapporti con le istituzioni (utilità zero).
    Ghirelli, segretario Paolucci, restituite i soldi, please. Chi e quando hanno deliberato i vostri super stipendi?

    7) Torniamo alla Federcalcio. Alla burrasca. Al CONI, a Spadafora. All’inghippo.

    E mo’ che faccio, si chiede Gabri? Fermo i campionati. Vabbé, non si fanno le Olimpiadi, il Basket ha chiuso, il Giro d’Italia, gli Internazionali di tennis.
    Io non me la sento. Ragazzi, io ero stato messo qui per partecipare al cerimoniale. Andare alle cene per gli Europei. I massaggi al Salaria Sport Village.
    Se chiudo. Se faccio qualcosa, mi cacciano. Nooo, io mo’ dico che resisto.

    E qui nasce l’inghippo.

    Mi metto d’accordo con Spadafora. Illuminato ministro cinque stelle, senza né arte né parte. Amico di Gigino Di Maio. M faccio fermare da loro, sono furbetto io, mica sono come Ghirelli.
    “Io non sarò il becchino del calcio italiano”, ebbe a dichiarare Gabri, ospite da Fabio Fazio, in intervista televisiva, davanti a milioni di italiani.

    Sky non paga. DAZN invece pure. Le società di A si sono già scontate i diritti in banca?
    E che vi posso fa’? Ragazzi, non sono problemi miei.
    Ora facciamo il Comitato tecnico federale, che si confronta con il protocollo di Spadafora e tutto si risolve.

    Si prendono i giocatori. I massaggiatori. L’allenatore e il suo staff. I cuochi, i giardinieri e i magazzinieri. Si rinchiudono tutti nel centro sportivo.
    Poi quando ci sono le partite si prendono i pullman. Si gioca in campo neutro e dopo il match si torna tutti indietro in ritiro eterno.
    Ma Gabri, sei pazzo?
    E che volete da me, è il protocollo scientifico di Spadafora.
    Nessuno certamente ha posto per dormire in camere singole, cucine attrezzate per 50 persone.
    C’è scritto così, da me che volete?
    Ah dimenticavo, tamponi a go go, 48 ore prima di ogni partita.
    Quindi dovendo giocare mercoledì e domenica, ci si “tampona” in continuazione. Per finire, se anche un solo calciatore risulta positivo, tutti in quarantena (e addio campionato, mica si può giocare la Serie A senza una squadra intera).

    8) Il grido di Gravina: lasciatemi la poltrona

    La debolezza di Gabri, era ed è palese. Dice, ora faccio vedere che correggo il tiro, chiedo qualcosa anche io, tanto è fuffa.

    A.A.A. Federazione Italiana Gioco Calcio vendesi.

    È lo Stato che mi ha chiuso (vuol far credere il bel Gabri). Io sono innocente, lasciatemi la poltrona.
    Guarda. Guarda bene e leggi nel decreto Rilancio. Si toglie anche la Giustizia Sportiva domestica. Niente più Tribunali Federali.
    Decide il Collegio di Garanzia del CONI e poi il TAR.
    Come sarebbe a dire?  Dove è finita l’autonomia della Federazione dallo Stato?
    E l’interferenza della politica?

    Ragazzi, io mi sono venduto, ma quale autonomia. Lasciatemi in pace.
    Io sono Gabri mica Carraro.

    9) La ribellione della serie A

    Di fronte a questo scempio. Al pressapochismo, all’evidente mancanza di peso politico con le istituzioni. La Serie A, finalmente, ha capito il trappolone. Si è ribellata.
    Il grido l’avrebbe dovuto lanciare la Federcalcio, ma in mancanza …
    Allora la Serie A si è ribellata. Basta protocolli capestro. Modello commissariamento.

    Tutto in attesa di Giovanni Malagò (che vedo già ridere). Giovannino chiamerà “Banco” e si insedierà (a breve) a Via Allegri.

    Noi siamo la Confindustria del calcio, asseriscono giustamente in serie A. Siamo noi che portiamo i soldi.
    Cambiate il protocollo immediatamente.
    Si deve ricominciare a giocare.
    Gabri fatti sentire. Tira fuori, una volta almeno, gli attributi.
    Modifica il protocollo. Cambia i format. Cambia i pesi elettorali.

    Saluta, una buona volta il vecchietto, altrimenti vai a casa anche tu. Torni in Abruzzo. La scusa che tu non c’entri e che sono stati altri a farti chiudere, non regge.
    Gabri, sei stato “tanato”. Lo ha compreso?

    A.A.A. Federazione vendesi? Calma. Non ci potrai mai riuscire!

    In copertina Malagò con Gravina e Ghirelli. Una foto emblematica che prelude all’immediato futuro?

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