FEDERCALCIO COMUNQUE SI VOTA. RACCOMANDATI TREMATE…

    Mai come nel presente la poltrona federale è sembrata essere sul punto di scollarsi dalle nobili terga del suo attuale presidente. Il Governo avrebbe respinto al mittente (cioè a Gabri Gravina) l’ipotesi, avanzata, di rinviare le elezioni federali.

    Covid o no, si va a votare lo stesso. Ci si organizzerà per farlo secondo le regole. Questa sarebbe (ma usare il condizionale è superfluo, le nostri fonti mi assicurano che davvero è andata così) la risposta perentoria recapitata al numero uno di via Allegri dal Ministero dello Sport e dallo stesso Coni. Del resto già venti federazioni sono andate al voto. Alcune anche con numeri importanti quanto a delegati partecipanti.

    Ad esempio la Federbasket che ha appena eletto (nuovamente) Gianni Petrucci. M5S (a cui appartiene Spadafora) e Partito democratico (per il quale simpatizzerebbe Gabri)  non hanno alcuna intenzione di offrire alcun ombrello giuridico al capo del calcio italiano. Nel nome di quella stessa trasparenza a cui, in occasione della scorsa tornata elettorale, Gravina disse che si sarebbe ispirato.

    Alla faccia!

    Il Fatto quotidiano ha scoperto la manovra per rimandare le elezioni e ne ha denunciato l’esistenza. Proprio nelle stesse ore in cui Spadafora leggeva sbuffando e scuotendo il capo la pietosa richiesta del numero uno federale.

    La Federcalcio ha quindi emesso un goffo comunicato con il quale assicurava l’avvio dell’iter elettorale. Derubricando l’appello rivolto al Governo come una semplice richiesta di chiarimento, al Ministro dello Sport ed al Coni, sull’organizzazione territoriale delle assemblee in presenza.

    L’acqua sale, non c’è dubbio. Qualcuno si è accorto che non basta saper nuotare. La vetrina della Nazionale, che davvero ha fatto nuovamente innamorare di sé i tifosi italiani in questi ultimi due anni, non basta più come specchietto per le allodole. Il presidente (minuscolo) federale che, a precisa domanda dei giornalisti sul rinnovo del contratto di Mancini in scadenza, risponde “noi abbiamo fatto la proposta, siamo in attesa della risposta” ha fatto la figura di un qualsiasi presidentello di terza serie che ha in panchina  un buon allenatore che potrebbe interessare ad una società più forte. Più ambiziosa ed attrezzata della sua. Che semplicemente aspetta a decidere per vedere se, come e quando la società che lo corteggia, per rinnovare, andrà avanti nei suoi programmi.

    Due anni fa Gravina poteva contare su un grande consenso della base. Non solo le società della “sua” serie C erano disposte a sostenerlo. Senza se e senza ma. Ma anche altre componenti federali che, dopo la stagione disastrosa dei commissariamenti, dichiararono sostegno. Nella speranza di un cambiamento epocale che, abbiamo verificato, è stato si promesso, ma mai realizzato.

    Gravina vinse con una percentuale superbulgara. Praticamente senza avversari. Aveva soprattutto dalla sua anche tantissimi di coloro che quotidianamente vivono il calcio. Dirigenti ed addetti ai lavori. Calciatori ed allenatori. Perché no, buona parte della stampa.

    In due anni è riuscito a sprecare una tale miniera. Deludendo le aspettative di coloro che lo avevano sostenuto. Sbagliando atteggiamento. Passando dalla modalità “piacione”, disponibile con tutti (dal mega presidente di serie A al direttore sportivo più sfigato di serie C) a quella dell’indisponibile (e indisponente) che sa di essere arrivato là dove voleva. Dimenticandosi che in quel percorso tanto lavoro, anche sporco e faticoso, era stato svolto da supporter (chiamiamoli così) disinteressati. Persone poi ripudiate.  Al pari di pezzenti, in nome del clientelismo più becero. Esercitato dalle parti di via Allegri a favore dei soliti noti del solito giro.

    L’uomo si è fatto prendere dalla sindrome dell’abbronzato di successo, ma non è del tutto sprovveduto. Deve aver compreso di aver esagerato in ogni senso e se il disperato tentativo di rinviare le elezioni appare come un tragicomico modo di cercare di guadagnare tempo e riguadagnare posizioni. Cercando di riavvicinarsi il più possibile al suo elettorato perduto. L’autocandidatura per un posto nell’esecutivo Uefa (una poltrona da 150mila euro annui) è la certificazione della presa di coscienza che farsi rieleggere presidente della Federcalcio sarà difficile. Se non addirittura impossibile.

    Anche il suo bacino naturale di voti, la serie C guidata dal suo luogotenente il vecchietto da Gubbio, si è inevitabilmente allontanata da Gravina. Gli viene imputata lo sbaraglio a cui è stata lasciata andare. Proprio dalla gestione dell’eugubino messo lì da Gravina. Al quale diamo comunque il beneficio del dubbio circa la consapevolezza, che avrebbe in ogni caso dovuto avere, riguardo ai disastri combinati dal vecchietto.

    Ho scritto fiumi di inchiostro sui casi Livorno, Trapani, Carpi (dove, statene certi, sono attesi colpi di scena e fuochi d’artificio). Cuneo, Rieti, Pro Piacenza ecc.ecc. Ho incassato soddisfazioni (grasse) per essere stato (purtroppo) buon profeta delle sventure che sarebbero capitate.

    Con i Graffi ho messo in evidenza le bugie sulle black list, sui controlli e così via. Storie raccontate quotidianamente ora da via Allegri, ora da via Jacopo da Djacceto. Ho parlato (senza fermarmi neppure di fronte a minacce di infondate querele) delle figure via via assunte, nei due palazzi, a suon di contratti. Compensi onerosissimi e talvolta senza il rispetto degli indispensabili requisiti specifici per le mansioni proposte.

    Ora siamo al dunque.

    Nei prossimi quattro mesi ne vedremo delle belle. La sorte di Gravina sembra segnata. Chi gli crede più? Cosa salviamo, se non il nulla, di questi due anni?

    Vogliamo parlare dell’organizzazione della giustizia sportiva? Delle gestione dell’emergenza Covid – 19? Delle speculazioni edilizie e degli investimenti (o meglio, dei costi) sulle strutture? Delle orde di raccomandati infilati tra gli organismi federali, di Lega o in società compiacenti?

    Non adiratevi, se siete seduti su poltrone costosissime (per il sistema) e remuneratissime (per le vostri mediocri professionalità).

    Non potete adirarvi!

    Perché cos’altro siete, se non raccomandati e raccomandate di ferro?

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