LA VERITA’ SU APS TARAS 706 A.C. (FONDAZIONE TARAS)

Io sto con il Taranto. Sempre. Quello con la maglia rossoblu a strisce verticali. Io sto con la società. Tutti coloro che gli girano attorno per fare chiacchiere non meritano considerazione. Sono tutti deleteri. Sono portatori positivi di danno. Per quei colori.
Metto in testa, a questa categoria di soggetti, la così denominata fondazione Taras (ora trasformatasi in Aps Taras 706 a.d.).
Una polemica infinita, costruita su interessi di parte. Non ultimo l’intervento di un anonimo Fabio Guarini (attuale presidente del trust) che rivendica il potere loro conferito dal “Golden Share” nello statuto della Taranto F.C.

E’ proprio da quel “diritto particolare” inserito nell’articolo 15.2 dello statuto del club rossoblu che bisogna risalire per fare l’indispensabile chiarezza.

Era l’estate del 2012. Una stagione tormentata per il Taranto. Si veniva dal fallimento D’Addario. La serie C perduta. Dopo anni di buona tradizione sportiva si rischiava di far scomparire il calcio in riva allo Ionio.

Il 20 luglio è costituita, tra i supporters Trust ed il signor Gianluca Sostegno, la F.C. Taranto 1927 S.r.l. Il tutto, in mancanza di fondi, in previsione della ipotetica partecipazione della nuova società a un campionato di categoria dilettantistica. Presumibilmente quello di Eccellenza regionale.

Soltanto il successivo 6 agosto si registra l’ingresso nella nuova società di un gruppo di imprenditori del territorio. Conferiscono il denaro indispensabile. Il club, soltanto per merito loro, è improvvisamente in grado di accedere ai benefici del “Lodo Petrucci”. Alla ammissione (ripescaggio) al campionato di serie D.

La partecipazione della Fondazione Taras al capitale sociale? Limitata a poche migliaia di euro.

Viene utilizzato per l’iscrizione alla serie D l’atto notarile registrato il 20 luglio dai supporters trust. Per l’urgenza, sostengono dalla Fondazione. Con una pessima pregiudiziale, relativa all’etica ed alla trasparenza, i nuovi soci vengono informati soltanto a cose fatte, successivamente, di quel “diritto particolare” inserito nel sopra citato articolo 15 dello statuto. Una “dimenticanza” (voluta?) che condizionerà, negativamente, la vita successiva del club.

Quegli imprenditori, ognuno per la parte di loro competenza, acquistarono poi spazi pubblicitari all’interno dello Iacovone per dare maggior sostegno economico alla Taranto calcio.

Questa premessa era indispensabile per smentire il presidente della Aps Taras 706, un carneade sconosciuto dal mio punto di vista, il quale ha recentemente dichiarato che solo grazie ai tifosi della fondazione Taranto si è potuta riappropriare del calcio.

Ma non finisce qui.

La Fondazione Taras si appropria della gestione della campagna abbonamenti di quella stagione. Sostengono di averne capacità e preparazione. Si fa nella sede del Taranto. Ai tifosi che si presentano per acquistare l’abbonamento viene fatta sottoscrivere anche la tessera di socio della Fondazione. Una scorrettezza unica nel suo genere. Sull’onda dell’entusiasmo accettano tutti. Un bluff gigantesco. Negli anni successivi, si registra il prevedibile ridimensionamento totale. La gestione della Fondazione rimane in mano a un numero molto ristretto di persone. Cinque o sei, non di più. Ancora oggi, nonostante le numerose sollecitazioni, non si riesce a sapere quanti sono i soci della Aps Taras in regola con le quote associative. Nell’assenza più totale di etica e della trasparenza.

Il trust, nel calcio, nasce in tutto il mondo come supporto al Club. A Taranto non ha questi connotati.

Ho già avuto modo di esporre del blitz, messo a segno dai rappresentanti della Fondazione (Sostegno e Casciaro), per farsi affidare la gestione del settore giovanile nella pessima stagione Petrelli. I soci tarantini avevano stilato un progetto di crescita naturale. Petrelli aveva manie di grandezza. Il voto della fondazione stravolse tutto. Gli eventi dimostrarono le magagne. I numeri crearono buchi nel bilancio. La Fondazione firmò l’approvazione del bilancio.

Saltato il progetto Petrelli la proprietà passò a Campitiello. Graditissimo e sponsorizzato dalla fondazione. All’imprenditore campano bastò una stagione per comprendere la situazione. A fine campionato regalò la società, alla Fondazione, al valore nominale di un euro. Il bilancio fu logicamente da loro approvato. Nonostante la massa debitoria. Si passò di conseguenza nelle mani di Bongiovanni e Zelatore sempre da fondazione sponsorizzati.

Capisci a me.

Il ripescaggio in serie C illuse la piazza. Ben presto emersero però le difficoltà. Sportive, tecniche e finanziarie. Le carenze nella gestione tecnica (Prosperi/Di Gennaro) e la retrocessione annunciata. L’ingente massa debitoria, che si era nel frattempo lievitata, consigliarono il magnifico duo ad abbandonare. Il bilancio del 2017 non fu approvato dalla Fondazione. Segno evidente che a quei tempi qualcosa non quadrava. Anche ai rappresentanti del trust.

Capisci a me!

Ma per statuto, non erano loro i controlli della gestione? A questa domanda non sono mai riuscito ad avere una risposta dagli interessati.

E siamo , finalmente, nel presente.

La prima mossa della Fondazione, con l’arrivo di Massimo Giove alla presidenza del Taranto, è quella di chiedergli la gestione del settore giovanile. Logicamente viene loro rifiutata.
Agli atti non risulta poi che Giove abbia mai ricevuto sostegno economico dalla Aps Taras 706 o fondazione che dir si voglia. Hanno soltanto cercato di intralciare il necessario programma di riequilibrio finanziario del club imposto dalla nuova proprietà. Nonostante che la fondazione fosse bene informata della massa debitoria ereditata dalla gestione Bongiovanni/Zelatore.

Risulta pertanto privo di ogni logica, al giorno d’oggi, il dover rendere conto ed essere controllati da un socio “assente”. Del valore intrinseco ed economico meno che nominale. Un socio che non rappresenta nessuno. Invito Il presidente della Aps Taras 706, oppure Casciaro e Cecere a dimostrare il contrario. Per trasparenza esibiscano (finalmente) un loro bilancio con allegati.

Il trust nasce, a livello mondiale (ho sopra accennato), come gruppo di sostegno alla società. Non risulta che a Taranto abbia questa connotazione.

Nessuno sponsor. Nessuna iniziativa di marketing. Nessuna iniziativa collaterale. Nulla di nulla. Soltanto tre abbonamenti di tribuna laterale, nella presente stagione. I relativi possessori sempre tra i primi, nell’intervallo delle partite, ad infilarsi nell’area ospitality della società.

Al tirar delle somme (nel senso più ampio della parola) una presenza inutile quella della Aps Taras 706. Si rassegni Fabio Guarini che, mi perdoni, da la sensazione di non vivere la realtà del territorio. Calcisticamente parlando.

Reclama la ricapitalizzazione. Le beghe sul marchio. Il diritto del “Golden Share”. Soltanto fuffa. L’arrampicarsi sugli specchi di uno sparuto gruppo di persone che rifiuta l’evidenza di una verità incontrovertibile. Quella narrata dai numeri. Loro non rappresentano nessuno.

Mi auguro che la perspicacia del gruppetto sia tale da non costringermi a tornare sull’argomento. Perché, garantisco, ci sarebbe ancora da scrivere un …poema.