GIU’ LE MANI DA PIETRO…

Parto dal fatto di cronaca. L’aggressione subita da un caro amico, Pietro Lo Monaco, amministratore delegato del Catania, da parte di un gruppo di dieci persone, secondo quanto riportato dal club etneo. Identificabili come Ultras della formazione rossazzurra (mi chiedo però se individui di quel genere possono essere considerati tifosi). Un episodio gravissimo. Segno di inciviltà e degrado che però, purtroppo, ancora una volta rilancia il nome di Catania, e del Catania, sulle prime pagine dei giornali. Non per meriti sportivi, come avvenuto spesso in passato, ma per qualcosa che con il calcio non c’entra assolutamente nulla.

Un risveglio amaro per la città etnea che fa i conti con una negatività arrivata a livelli intollerabili, e con dei toni che negli ultimi mesi sono diventati troppo accesi. Preciso. Il fatto increscioso avvenuto sul traghetto non è figlio diretto dei contrasti e delle parole, ma della delinquenza e dell’inciviltà, Certo è che la situazione in generale, nel capoluogo etneo, non è delle più semplici.

Tutto è partito dalla devastante gestione Pulvirenti-Cosentino. Con la retrocessione in serie cadetta, e poi con lo scandalo dei ‘treni del gol’, mai totalmente chiariti dalla giustizia. Poi le difficoltà economiche. Un risanamento che ha dell’impossibile nella terza serie, dove gli introiti sono pari a zero. Il ritorno di una mano esperta, un direttore come Lo Monaco che ha fatto rinascere l’ottimismo in tanti tifosi rassegnati al peggio.

Oggi i risultati sul campo e alcuni fatti evidenti di gestione spiazzano e fanno riflettere. Quale l’errore, se così lo si può definire, di Pietro Lomonaco? Credere che la piazza avrebbe compreso le difficoltà di una missione che ha dell’impossibile.

L’impegno sul fronte economico da parte dell’attuale gestione è stato formidabile. Lomonaco ha fatto miracoli con il grande taglio delle perdite a bilancio (da meno 14 a meno 4 milioni). Le tante transazioni e anche la dilatazione di debiti, ma la situazione, volente o nolente è e rimane complicata, visto che più aumenta la permanenza in Serie C e più le cose si complicano.

Queste cose la massa dei tifosi non le vuole però comprendere. Non interessa neppure sapere che Lomonaco ci ha rimesso del suo. Di tasca propria per far fronte agli impegni economici.

Più volte il buon Pietro si è interrogato, anche con il sottoscritto, se sia stato un bene salvare il “titolo” e non fare la fine di tanti altri. Bari, Avellino, Cesena, Modena, Reggiana, Foggia, Palermo… solo per citarne alcuni.

A tutto si aggiungono gli eventi di quest’anno. Le dimissioni del Direttore Sportivo, Christian Argurio. La messa fuori rosa, salvo poi il reintegro, di Marchese, Biagianti e Bucolo. L’assenza di un servizio di sicurezza congruo e dunque lo svolgimento di Catania-Casertana a porte chiuse. Infine con le dimissioni anche di Lo Monaco da Direttore Generale. Insomma una società ufficialmente senza Direttore Generale e Sportivo, alle prese con un complicato se non impossibile piano di risanamento, e attualmente nona in classifica con 21 punti e reduce da sei sconfitte consecutive lontano dal Massimino.

Nel calcio non esiste riconoscenza. Questa è la verità. Ci si dimentica di tutto in fretta. Viene da chiedersi se ci sia un motivo dietro la pesante contestazione mossa nei confronti di Lomonaco sino a giugere all’inqualificabile gesto dell’aggressione.

A pensar male è peccato…ripeteva sovente quel mio amico. Da troppo tempo si rincorrono voci di un possibile interessamento di imprenditori terzi alle sorti del Catania. Di offerte milionarie (smentite dal club) che sarebbero state rifiutate. Si sono anche fatti nomi e cognomi. Altre testate ne stanno sponsorizzando l’ingresso in società come panacea di tutti i mali.

Pietro Lomonaco è però uno tosto. Pur tra mille difficoltà persegue quel salvataggio che ai più appare impossibile. In una stagione tribolata come quella attuale lavora su due obbiettivi. Il risanamento economico ed i risultati sul campo. Sale un gradino alla volta. Non da sintomi di stanchezza. Non ha intenzione di mollare. Come si deve fare, allora, per indurlo ad alzare le mani? Portiamolo all’esasperazione.

Nel modo peggiore. Le teste di porco all’interno dello stadio e quant’altro. Sino ad arrivare alla violenza fisica. E così Catania è sbattuta nuovamente in prima pagina.

Chiedo: siamo proprio sicuri che è così che deve andare il mondo?

Io dico di no. Io sto con Pietro. Tutta la vita.

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