Ma cosa sbagliano gli allenatori?

    Pochi dubbi si possono nutrire circa il fatto che la maggioranza degli allenatori usciti dai corsi di Coverciano, l’università del calcio italiano, sappiano mettere la squadra in campo. È difficile osservare che in una partita dei primi quattro campionati italiani, una compagine non abbia le giuste distanze tra i reparti o che sotto il profilo tattico non vengano recepite dai giocatori le dinamiche relative a un determinato modulo di gioco.

    Guardando moltissime partite e soprattutto guardando molti tornei esteri, sia in Europa che in Sudamerica, posso confermare che la scuola degli allenatori italiana rimane eccellente. Può infatti capitare, in determinati campionati del Nord Europa, che quando una squadra passa in vantaggio, l’altra, allo scopo di recuperare il risultato, possa attaccare con tantissimi uomini, perdendo la prerogativa dell’equilibrio, tipica invece della scuola italiana. Questa situazione può comportare il fatto che la squadra che sta sotto, si allunghi a dismisura, prestando il fianco alle ripartenze del team avversario che può approfittare per raddoppiare o triplicare le marcature, tanto che in quei campionati abbondano sovente le reti.

    Nel nostro Paese possiamo trovare situazioni di scarso equilibrio in campo solo quando una squadra è in inferiorità numerica e magari deve recuperare il risultato perché in svantaggio.

    Fatte tutte queste premesse circa la preparazione tattica dei tecnici italiani, voglio soffermarmi su quelli che ritengo invece essere degli errori importanti. Sono infatti persuaso del fatto che molti tecnici non sappiano adeguatamente scegliere i corretti interpreti, da mandare in campo, relativamente al modulo di gioco prescelto. Anche grandi allenatori spesso commettono marchiani errori di sopravvalutazione o sottovalutazione, degli uomini a disposizione, scegliendo giocatori non idonei rispetto alla contesa.

    Ci sarebbero a proposito situazioni evidenti che hanno portato all’allontanamento di tecnici tatticamente iper preparati, che però si sono resi deficitari nella scelta corretta dei giocatori da schierare in campo.

    Penso a una recente intervista di Fabio Capello che possiamo ritenere, non a torto, uno che di calcio ne capisce. Ha dichiarato che il Milan ha acquistato nell’ ultimo mercato due soli giocatori adeguati al blasone della squadra, Hernandez e Leao, ma questo ultimo ha visto poco il campo perché ritenuto da Giampaolo anarchico tatticamente. Non si è considerato che il giocatore, sulla base delle risultanze in campo, è in grado di “fare la differenza” se schierato centralmente.

    Lo stesso Ronaldo, per fare un esempio appropriato, non mi sembra così dentro gli schemi di qualsiasi squadra, ma è in grado di vincere da solo le partite e non mi sembra che fior di tecnici gli abbiamo riservato la panchina in quanto anarchico.

    Ecco perché nell’ambito di una squadra di calcio risulta determinante che l’allenatore accetti il dialogo, si faccia aiutare nelle scelte. Garantirgli un contraltare adeguato, da rinvenire possibilmente nella direzione sportiva, che possa supportarlo e possa evitargli, attraverso il confronto, la commissione di errori marchiani, tanto nella scelta del modulo più adeguato, quanto nella scelta dei giocatori più giusti per quello schema di gioco.

    Il responsabile del area tecnica, dopo tutto, li ha proposti dopo averli visti esprimersi al meglio nel ruolo a loro più congeniale.
    Per cui, anche se può risultare strano a credersi, anche gli allenatori più famosi ed esperti possono effettuare sbagli importanti nella scelta dei giocatori da schierare in campo e hanno necessità, in quel senso, di essere aiutati.

    Nella foto di copertina Renzo Ulivieri docente in un corso per allenatori a Coverciano

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