Il Barone volante venuto dal “Sud del Sud dei Santi”

Franco Causio nasce a Lecce l’ 1 Febbraio del 1949 e da molti viene considerato la più forte ala destra italiana di sempre. Il “Barone”, come veniva soprannominato per la sua classe sopraffina, compie 70 anni, un traguardo importante, una cifra tonda che indica dieci volte il numero di maglia che lo ha reso leggendario: il sette. Siamo a cavallo tra gli anni 60 e 70 ed il “sette” rappresenta un numero magico per quel periodo se si pensa che in Europa e nel mondo a portarlo vi erano grandissimi calciatori che hanno fatto la storia di questo sport, su tutti spiccano senza dubbio Best e Garrincha e, se vogliamo sfidare la cabala, aggiungiamoci anche Cruijff che pur indossando il numero 14, facendo le dovute considerazioni del caso, di fatto rappresenta il doppio del numero sette!
Causio è ricordato da tutti per le sue doti tecniche e per il grande carisma che riusciva ad avere sia in campo che fuori, trasmettendo una certa sicurezza a squadra e, perché no, anche ai tifosi.
Tra gli anni 60’ e 70’ del secolo scorso il clima in Italia era piuttosto particolare per via della contestazione studentesca, le lotte operaie, ma anche il grande estro di Rivera e Mazzola e dell’ incontenibile Gigi Riva che a suon di gol aveva trascinato il Cagliari alla conquista dello storico scudetto e la nazionale alla finale del mondiale in Messico nel 1970, poi persa contro il Brasile di Pelè e appunto Garrincha, contornavano questo periodo particolarmente “vivo” sotto il profilo degli eventi e dell’ emotività che attraversava il Belpaese.
In questo contesto di fermento generale un ragazzotto venuto dall’ estremo “Sud del Sud dei Santi”, come definiva Carmelo Bene il Salento, è riuscito non solo ad emergere ma addirittura ad affermarsi in una squadra come la Juventus, di cui ne fu stella incontrastata grazie ai grandi valori di umiltà, spirito di sacrifico e dedizione al lavoro autentici marchi di fabbrica di chi nasce nel Meridione.
Dopo aver esordito in Serie C con il Lecce nel 1964/65, Causio viene ceduto l’ anno successivo alla Sambenedettese sempre in C. Nel frattempo viene notato dalla Juventus dove rimane due stagioni prima di essere ceduto, per maturare, prima alla Reggina, in serie B, e poi al Palermo, in serie A.

Nel 1970 fa ritorno alla Juventus dove diventa un’ autentica leggenda della Vecchia Signora, conquistando ben 6 scudetti, una Coppa Uefa, una Coppa Italia.
Un giocatore dotato di grande estro e fantasia, probabilmente acquisito dalle proprie origini, dove ebbe i natali Giuseppe Desa da Copertino, meglio noto come il Santo dei Voli, emblema sintomatico della leggerezza di pensiero, definito “illetterato et idiota” e che lasciava tutti a bocca aperta per essere capace di volare, perché nascere in Salento è differente che nascere altrove in quanto questa terra è un miscuglio di culture e tradizioni, dove la miseria è sempre stata un autentico lusso che spalancava le porte alla spensieratezza e con essa all’ arte pura, a volte tragica, ma vera e autentica.
“Affondare la propria origine – non necessariamente connessa alla nascita – in terra d’ Otranto è destinarsi un reale immaginario” affermava Carmelo Bene, il quale aggiungeva anche che “a questo Sud azzoppato non resta che volare”, riferendosi proprio al Santo dei voli.
Franco Causio sembra esserne stato l’ interprete, quanto meno calcistico, di quella che fu la descrizione del grande drammaturgo salentino. Veniva da un Sud estremo e rurale e una volta raggiunti i grandi palcoscenici, sia con la Juve che con la Nazionale, incantò tutti, lasciando più di qualcuno a “bocca aperta” per lo stupore provocato dalle sue magie in campo, grazie ai suoi “voli” sulla fascia del rettangolo verde.
In Nazionale fu assoluto protagonista dall’ esordio del 29 aprile 1972 a Milano contro il Belgio (0-0) fino al 12 febbraio 1983 in Cipro-Italia (1-1), valevole per le qualificazioni europee del 1984, che di fatto rappresentò la sua ultima partita in azzurro. Nel mezzo però va ricordato l’ apice di questi 11 anni di avventura con la nazionale, condita dal trionfo mundial del 1982 e con la quale totalizzò 63 presenze condite da 6 reti.
Tutta la vita di quest’ uomo è rappresentata dalle grandi sfide che la sua natura senza dubbio andava a ricercare per darsi nuovi obiettivi e stimoli e grazie a queste caratteristiche lo abbiamo potuto ammirare, dopo la Juventus, ancora con le maglie di Udinese, Inter, Lecce e Triestina dove nel 1988 ha concluso la sua gloriosa carriera.

Un uomo, prima ancora che calciatore, d’ altri tempi che nel calcio di oggi probabilmente non si sarebbe adattato oppure, chissà, forse lo avrebbe mandato in tilt perché uno come Causio, sebbene non fosse proprio fuori dagli schemi sociali, come poteva essere per George Best per esempio, era senza dubbio uno sopra le righe a cui non si poteva certamente impedire di usare la fantasia né di volare lungo quella fascia, macinando chilometri su chilometri per ritagliarsi quel successo a cui ogni uomo può ambire grazie alle proprie doti senza dimenticare e trascurare mai le proprie origini, ma a cui, grazie proprio a queste caratteristiche, si può dare un risalto assoluto.
Per questo motivo è evidente che a distanza di circa 50 anni, grazie al suo modo di giocare, ha rappresentato al meglio la terra in cui e nato “volando” verso nuovi e impercettibili orizzonti, proprio come faceva quel suo antenato alcuni secoli prima, poi divenuto santo (dei voli), perché come aveva ben detto il Maestro Carmelo Bene “a questo Sud azzoppato non resta che volare” e Franco Causio ha saputo bene dimostrare come si fa, diventando un esempio, ma anche un emblema, più unico che raro di riscatto sociale per mezzo delle proprie innate doti.

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